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Pistoia

«Serve chiarezza: il dramma non finirà presto Rischiamo depressioni e più 30% di divorzi»

Giuseppe Boi
«Serve chiarezza: il dramma non finirà presto Rischiamo depressioni e più 30% di divorzi»

Donatella Marazziti, psichiatra pesciatina e docente a Pisa, analizza gli effetti delle restrizioni sul nostro equilibrio mentale «La nostra vita è stata ribaltata. Un nemico invisibile ha sconvolto tempi e routine, ma anche nel deserto nascono i fiori» 

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l’intervista

«Serve una comunicazione più chiara. Il governo fa già bene con il comunicato delle 18, ma ci vuole il buon senso di dire che l’emergenza potrebbe durare fino a giugno. Ed è opportuno comunicarlo perché potrebbe far aumentare le sindromi depressive, i disturbo post traumatici e il picco di divorzi che già ci attendiamo. In più dobbiamo cominciare a prepararci alla ripresa: se voglio fare una scalata, devo prepararmi a dovere. E dobbiamo prendere coscienza che non c’è solo il brutto: dopo la pioggia nel deserto nascono fiori bellissimi». Donatella Marazziti, psichiatra pesciatina e docente all’Università di Pisa, analizza gli effetti sulle nostre menti delle restrizioni causati dall’emergenza coronavirus. «Non è solo un evento inaspettato, ma qualcosa di più – spiega –. È solo simile a un terremoto, a un fulmine a ciel sereno o a una guerra. In questo caso l’aggressore è misterioso: la nostra vita è stata interrotta all’improvviso da un nemico invisibile e questo fa emergere diversi quesiti e problematiche».

Siamo preda della paura?

«Alla base della nostra reazione alla pandemia c’è il fatto che abbiamo pensato di dominare la natura attraverso la tecnologia. Tutti i problemi sembravano risolvibili, compreso la morte. Anzi: abbiamo vissuto negandola. Inoltre il timore è sempre dentro di noi ed è qualcosa di incontrollabile. Alle nostre generazioni sono arrivati solo gli echi della spagnola, ma a livello inconscio è stata sempre presente e ora si ripropone in tutta la sua forza».

Da qui le nostre reazioni.

«La prima non può che essere d’ansia, con fughe in avanti e comportamenti poco razionali come la corsa all’acquisto di mascherine e guanti, che ora mancano per chi veramente ne ha bisogno, agli alimentari, all’acquisto di amuchina. Il problema però sarò con il prolungamento della quarantena un fatto che porterà all’emersione di sindromi depressive e disturbi post traumatici».

Intanto dobbiamo superare l’obbligo di stare a casa.

«Le restrizioni per fermare la pandemia sono il contrario del nostro tempo. Pensiamo al trasporto aereo: con le compagnie low cost anche volare è diventato democratico. Il paradosso è che l’aeroplano è il modo più veloce di viaggiare, ma con l’avvento del virus è anche il mezzo di diffusione privilegiato del coronavirus».

Quindi paure su paure.

«Non poter fare viaggi lunghi è una grande limitazione, ma è solo una di quelle che ci stanno travolgendo. Con le restrizioni sono vietate anche le visite a parenti a pochi chilometri, a centinaia o decine di metri dalle nostri case. E questa è solo una delle sfaccettature di questa nuova realtà che stiamo vivendo. Un qualcosa che va ben oltre la perdita della routine quotidiana».

Vale a dire?

«Essere obbligati a stare a casa è una rottura totale col nostro modo di vivere, ma è sconcertante anche girare nel deserto per chi può spostarsi. Siamo degli esseri sociali e ci manca la fisicità dell’altro, mentre in tutti c’è la consapevolezza che anche stringersi le mani può portare al rischio di infettarsi o infettare. Non è un caso che ora si chieda di limitare anche i baci ai bambini».

Che riflessi avrà la convivenza forzata sulle nostre famiglie?

«Un’impennata di divorzi è probabile. In Cina c’è stato un aumento del 30%. Ma ogni dramma apre opportunità. Abbiamo la possibilità di stare con i nostri cari ed è un’occasione per far ripartire le nostre comunità famigliari».

In più ci sono i tanti morti.

«Oltre ai decessi legati al coronavirus dobbiamo attenderci un aumento della mortalità generale. L’emergenza porta la sanità a non dare la solita attenzione ad altre malattie, pensiamo al cancro. E proprio la cura di queste patologie ci ha portato ad essere una delle nazioni più longeve del mondo».

Come affronteremo il futuro dopo tutto questo?

«Dipenderà da una serie di fattori a cominciare dall’economia. Pensiamo alla situazione di Pisa e della Toscana: viviamo di turismo e moda, due settori che subiranno perdite e in cui molti lavoratori sono autonomi o stagionali. Sarà poi difficile tornare alla quotidianità e dobbiamo cominciare a preoccuparcene. Pensate allo stigma che potrebbe subire chi è stato contagiato, soprattutto in piccole comunità». —

Giuseppe Boi

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