Il dolore
Stroncato da un malore noto parrucchiere
Pino Cerfeda aveva 58 anni e lavorava da sempre con il padre e i fratelli nel negozio “Tonino” in Galleria Nazionale
PISTOIA. Amava la libertà. Quella che si prova cavalcando in sella a un cavallo sulle dune di una spiaggia, oppure sentendo il vento che ti accarezza la faccia mentre su un “Vespino 50” te ne vai fino in Ungheria per un raduno internazionale sulle sponde del lago Balaton. E amava la natura, starsene in mezzo alla campagna sporcandosi le mani di terra e prendendosi cura delle sue piante. Ma soprattutto amava il suo nipotino, diventato negli ultimi tre anni la ragione della scintilla che gli illuminava gli occhi e gli accendeva il sorriso.
Pino Cerfeda è morto nel pomeriggio di venerdì, stroncato da un infarto nel giardino della sua abitazione. Aveva solo 58 anni ma sotto le sue forbici e il suo pettine sono passate generazioni di pistoiesi. Sì perché dall’età di 15 anni Pino aveva sempre lavorato nel negozio di barbiere aperto dal padre Tonino nel 1965 in Galleria Nazionale, al suo fianco insieme ai fratelli Andrea e Gianni.
Oltre a loro, Pino Cerfeda lascia la mamma Rosetta, la moglie Alberta, i figli Veronica e Gianmarco, e poi il nipotino Geremia, di tre anni.
«Impazziva per lui – ricorda il fratello maggiore Andrea – A volte andava via dal lavoro mezz’ora prima per stare con lui, per giocarci insieme. Da quando è nato, era diventata Geremia la passione della sua vita».
C’erano il figlio Gianmarco e la moglie Alberta venerdì pomeriggio quando Pino, portandosi una mano al petto, si è accasciato nel giardino della sua abitazione, una casa nella campagna di Chiesina Uzzanese, alle Vedute, che aveva rimesso a posto con le sue mani facendone un piccolo paradiso in mezzo alla natura. Inutile ogni tentativo di soccorso, anche quello da parte di un vicino di casa medico che ha fatto di tutto per cercare di rianimarlo in attesa dell’arrivo del 118.
«Stava bene – spiega ancora incredulo il fratello Andrea – Nella sua vita ha lottato come un leone contro il tumore che lo aveva colpito, e lo aveva sconfitto. E adesso... Sarà difficile quando tutto questo sarà finito riprendere a lavorare, girarsi e vedere la sua poltrona vuota. Noi fratelli siamo sempre stati insieme, nella vita e sul lavoro. Sempre».
Il padre Tonino, venuto da Lecce a Pistoia nel 1965 per qualche giorno, per salutare un amico proprio in Galleria Nazionale, non se n’era più andato. La sorte aveva voluto che un barbiere che lavorava lì avesse bisogno di un aiuto per sostituire un dipendente malato. E quel negozio Tonino era riuscito ad acquistarlo e a far venire su tutta la famiglia. Pino allora aveva appena tre anni, Andrea dieci e Gianni otto, ma da quando hanno potuto prendere in mano rasoio e forbici non hanno più smesso di lavorare fianco a fianco.
Cordoglio anche da parte dell’Associazione Galleria Nazionale, per voce del presidente Massimo Menichini: «Una triste notizia che addolora tutte gli abitanti della zona. Pino conosceva tutti, e tutti, prima o poi, siamo stati suoi amici e clienti. Sapeva fare il suo mestiere con le sue abili mani, ma sapeva anche trasmettere entusiasmo e allegria con il suo spirito pungente».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
