Gioco
Centrale Cross al lavoro giorno e notte: trasferiti 61 pazienti
PISTOIA
Devono fare in fretta e devono sperare in un sì. A quel punto, velocemente va organizzato lo spostamento. In ambulanza, in elicottero a volte con i voli dell’Aeronautica. È così dall’alba dell’8 marzo e ormai i fogli Excel su cui segnano domanda e offerta, non si contano. In 13 giorni sono 61 le persone che, ricoverate in terapia intensiva in Lombardia, sono state trasferite altrove. Quasi cinque al giorno. Un terzo sono affetti da Covid 19. Missione: liberare posti per chi lotta contro il coronavirus nella regione più colpita.
È il lavoro incessante della centrale Cross di Pistoia, la “costola” della Protezione civile specializzata nei trasferimenti d’urgenza di pazienti gravi. Ieri due positivi al coronavirus da Bergamo sono arrivati in provincia di Bari e a Grosseto. In viaggio da un capo all’altro dell’Italia con rianimatore e anestesista accanto, ma senza parenti. Man mano che le rianimazioni si riempiono, si va sempre più lontani da casa, fino a Palermo. E sebbene i posti letto stiano crescendo, come ha ricordato il ministro per gli Affari regionali Boccia (prima della crisi erano 5.300, ora 7.200).
Perciò, sono infinite e dense le giornate di Piero Paolini che guida la Cross di Pistoia. L’acronimo sta per Centrale remota operazioni di soccorso sanitario. Nata nel giugno 2016, interviene – su richiesta – a ogni emergenza, dai terremoti alle alluvioni. Due le sedi, Torino e Pistoia. Mai al lavoro insieme. «Ci si alterna e stavolta è toccato a noi – spiega il responsabile – Torino era intervenuta sul terremoto in Albania. Adesso era il nostro turno».
Attivata dalla Protezione civile, si è messa all’opera dalla centrale che divide con il 118 Pistoia-Empoli (di cui Paolini è anche direttore). È lì che arrivano gli sos.
Finora tutti dalla Lombardia, essendo più in difficoltà. A lanciarli il referente sanitario di quella regione. È lui che chiama la Cross e chiede una mano per conto di un ospedale. Allora entra in gioco la task force pistoiese – 16 in tutto, tra medici infermieri e tecnici – che si mette al telefono. Bisogna trovare rapidamente un letto in terapia intensiva, tenendo conto delle condizioni di salute del malato e delle terapie che gli servono, magari in rianimazione cardio-chirurgica o neurochirurgia. E anche se un ospedale è disponibile, bisogna valutare qual è il mezzo migliore per il viaggio. Quindi, altro giro di contatti per cercare chi può partire tra ambulanze o elicotteri.
«Finora abbiamo usato per lo più elicotteri grazie al bel tempo. Ma c’è stata pure un’ambulanza che ha portato un malato da Varese a Trieste: oltre 5 ore. A volte non si può correre, le condizioni del paziente non lo permettono», racconta Paolini.
I medici a bordo vengono dalle associazioni di volontariato, per non privarne gli ospedali “in trincea”. “Qualche volta ho temuto di non farcela – confessa Paolini – Sembrava che non si riuscisse a trovare un ospedale. All’ultimo, finora, il sì è sempre arrivato». —
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