Il Tirreno

Pistoia

maresca 

L’ultimo abbraccio dei colleghi a Romano «Era tutto d’un pezzo»

Martina Trivigno
L’ultimo abbraccio dei colleghi a Romano «Era tutto d’un pezzo»

Pelagatti, 82 anni, di Maresca, ex dipendente della Smi è la prima vittima dell’epidemia sulla Montagna Pistoiese 

3 MINUTI DI LETTURA





MARESCA.

C’è sgomento per la prima vittima del coronavirus sulla Montagna Pistoiese. Romano Pelagatti, 82 anni, era un uomo di queste zone. Di Maresca, per la precisione, dove viveva con la moglie. Pelagatti ha lottato, in un letto dell’ospedale San Jacopo di Pistoia, ma alla fine il Covid-19 non gli ha lasciato scampo. E sempre in quel letto si è spento, nel pomeriggio di mercoledì scorso, nonostante l’impegno di medici e infermieri per salvargli la vita. Romano Pelagatti, nella frazione di Maresca, lo conoscevano un po’tutti. Un uomo riservato che, ora, trascorreva i suoi giorni da pensionato nel luogo doveva viveva da sempre. E la sua storia è legata a doppio filo con quella della montagna pistoiese: fin da giovane, infatti, aveva cominciato a lavorare nella ex fabbrica di munizioni Smi (Società metallurgica italiana della famiglia Orlando), di Campo Tizzoro. Uno stabilimento di munizioni che cominciò a funzionare nel 1910 e, intorno al quale, si sviluppò il benessere degli abitanti del luogo e, più in generale, della montagna pistoiese. Ci pensarono la guerra di Libia, prima, e la Prima Guerra Mondiale, poi, a dare un impulso decisivo alla produzione di munizioni: la manodopera, allora, serviva e arrivò da ogni parte, mentre il paese – Campo Tizzoro – cominciò a crescere intorno alla Smi. Quando Romano Pelagatti, classe 1938, cominciò a lavorare per la ex Smi, la storia dello stabilimento era già in ascesa. E sono proprio gli ex colleghi di lavoro, adesso, a ricordare Pelelegatti. Con lui hanno trascorso tante ore del loro tempo e la voce si rompe per la commozione.

«Era un uomo serio, tutto d’un pezzo – raccontano gli ex colleghi, anche loro ormai in pensione – Era una persona che non faceva smancerie. Ma di un’umanità incredibile. Conserviamo tanti ricordi di quegli anni. Dopo la pensione ci eravamo un po’persi di vista, come spesso succede. Ma la stima e il rispetto non sono mai venuti meno. Ci dispiace soltanto, in questo difficile momento legato all’emergenza coronavirus, non poter andare a trovarlo, anche solo per un ultimo saluto».

«Romano – proseguono gli ex colleghi della Smi – lavorava nel settore munizioni come caporeparto. Poi, in seguito, passò all’ufficio ricerca e progettazione. Una persona capace e competente, nel suo lavoro. E lì è rimasto fino alla pensione».

Ora è difficile darsi pace. Proprio perché a uccidere Romano Pelagatti, strappandolo all’affetto della moglie e dei figli, è stato il coronavirus. Un mostro subdolo che fa paura. Anche in montagna. «Stiamo rispettando con attenzione le disposizioni governative – concludono gli ex colleghi – non usciamo mai di casa Non dobbiamo abbassare la guardia e stare attenti. Purtroppo, in questo momento, c’è poco altro da fare».

La voce viene rotta dal pianto, continuare a parlare è difficile.

«Condoglianze alla famiglia di Romano – dicono – il suo ricordo lo porteremo con noi. Sono stati anni di duro lavoro ma belli e importanti per il nostro futuro».

La data delle esequie di Romano Pelagatti ancora non è stata fissata ma, molto probabilmente, il funerale si svolgerà la prossima settimana. Una sepoltura “blindata” dove soltanto pochissimi familiari potranno partecipare per un ultimo, doloroso saluto all’ex dipendente Smi. –

Martina Trivigno



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web