Italia
Coronavirus, la testimonianza di un cassiere: «Il supermercato è la mia trincea quotidiana»
Andrea Aspettati, 20 anni, di Agliana, lavora alla Conad alle Fontanelle di Prato: «Mi sento tutelato: l’azienda ha fatto tanto per i dispositivi di sicurezza»
«Prego, resti a un metro di distanza». «Prego, pin e tasto verde». Scontrino, resto e saluti. Ogni giorno, una musica così. È il suono che emette la cassa tre al supermercato Conad alle Fontanelle di Prato, mentre sul nastro mobile scorre un fiume di articoli di tutti i tipi. La cassa tre è la postazione di Andrea Aspettati, il cassiere più giovane del supermercato di via Roma. Il giovane abita ad Agliana e ha vent’anni. La cassa è diventata la sua trincea quotidiana al tempo del coronavirus, per sette ore di fila al giorno. Andrea indossa guanti e mascherina. Non salva vite umane, non soccorre i malati. Dà un servizio essenziale alla comunità. Alimenti e beni di prima necessità entrano nelle nostre case grazie a quelli come Andrea. Come lui, altri 150 dipendenti della catena Conad che a Prato fa capo alla famiglia Signorini. Lavoratori e lavoratrici della grande distribuzione in prima linea. Non dategli dell’eroe, però.
«In questo momento so di dare un servizio essenziale alla collettività – sottolinea Andrea – L’emergenza ci assegna un compito importante». La sua mascherina è legata ben stretta dietro la nuca. Lì sotto, scappa sempre un sorriso. Come quando il vecchietto del quartiere svuota il cestino sul nastro e si ferma a commentare le ultime notizie del telegiornale sulle vittime del virus.
«Le persone hanno paura, soprattutto gli anziani. Spesso hanno bisogno di una parola di conforto e di ritrovare un momento di socialità con la spesa quotidiana».
Vietato perdersi in chiacchiere. Anche la Conad applica le misure di sicurezza anti-contagio contenute nel decreto del governo per la tutela del lavoro nella grande distribuzione. Qui mascherine e guanti non mancano all’appello. I pannelli di protezione alle casse sono stati montati nei giorni scorsi. «Sul piano della salute, mi sento tutelato: gli ingressi contingentati nel punto vendita sono fondamentali e sulla dotazione dei dispositivi di protezione l’azienda ha fatto tanto. Da una parte ho paura, dall’altra no. Mi preoccupa di più lo stress emotivo».
Passi i prodotti, conta i soldi, prendi i buoni pasto, dai il resto. La routine giornaliera del cassiere è sempre stata scandita da gesti prima apparentemente semplici ma su cui oggi occorre prestare la massima attenzione. Per questo l’invito a rispettare la distanza di un metro risuona di frequente.
«È il fare e rifare le stesse cose, ripetere le stesse raccomandazioni a mettere sotto pressione. Fortuna che i clienti stanno dimostrando senso civico». Quando ha iniziato questo lavoro, il 13 novembre 2019, mai e poi mai il ragazzo di Agliana avrebbe pensato di ritrovarsi al centro di un’epidemia sanitaria. Andrea si sta facendo le ossa nel reparto più critico, la barriera più ravvicinata tra i lavoratori e il virus, per portare a casa uno stipendio di 900-1000 euro al mese.
«In questo periodo batto quasi 200 scontrini al giorno – racconta – Alla cassa vedo passare tanti generi di prima necessità: pane, zucchero, sale, pasta».
Dopo il turno in Conad non è finita. Il rientro nella casa di Agliana è costellato da mille accortezze. Il giovane cassiere adotta una procedura ben precisa per non mettere a rischio i familiari.
«Appena rientro mi tolgo le scarpe e i vestiti, ogni sera li metto in lavatrice. E io m’infilo subito in doccia. Prima o poi – conclude – tutto questo finirà».
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