Gioco
Il dramma di Calvin ambulante di strada senza più un lavoro
«Cerco di mangiare il meno possibile ma il mio pensiero è per la famiglia in Nigeria a cui non posso mandare soldi»
PISTOIA
È arrivato nel nostro paese undici anni fa. Rischiando la vita, come tanti suoi connazionali, a bordo di un barcone salpato dalle coste libiche. Lo ha fatto per dare un futuro migliore alla sua famiglia. Ma adesso, quei cinquanta, cento euro che riusciva ogni mese a spedire alla mamma, ai fratelli, alle sorelle, e che laggiù in Nigeria possono fare la differenza, non sa più come metterli insieme. E anche mangiare regolarmente tutti i giorni sta diventando un problema. Per non parlare poi dell’affitto di casa. Sì perché lui, Calvin Ifeanyi, per gli amici pistoiesi “Kevin”, si guadagna di che vivere consumandosi la suola delle scarpe per strada, con in spalla il suo borsone pieno della più varia mercanzia: ombrelli, accendini, strofinacci, fazzolettini, calzini, torce elettriche... Ora però, non lo può più fare: l’emergenza coronavirus ha messo in ginocchio anche lui. Più di tanti altri, che, pur non lavorando, riescono ugualmente a mettere insieme il pranzo con la cena.
Calvin, 33 anni, è regolarmente residente a Pistoia dal 2014. Permesso di soggiorno illimitato, licenza di ambulante, abita poco sopra Candeglia. In questi giorni non sono mancate le persone che lo stanno aiutando in qualche modo, soprattutto per la spesa.
«Ma è il pensiero di mia madre, della mia famiglia che mi tormenta dentro la testa – spiega – Non li posso più aiutare. Praticamente sono chiuso in casa. Stamani ho pensato di uscire fuori, ma mi hanno sconsigliato. Ho paura che mi fermino sull’autobus, che mi facciano la multa. È un casino grande, e non si sa quando finirà».
D’altra parte, anche se Calvin decidesse di correre il rischio, in strada non troverebbe nessun a cui vendere la sua merce. E i bar, gli uffici, i negozi in cui, soprattutto nella zona dell’ex Esselunga, è solito affacciarsi con il suo sorriso contagioso e il suo immancabile buonumore sono quasi tutti sbarrati.
«Se non vendo non guadagno, e non mangio – prosegue Calvin – Io non ho alcun aiuto dallo Stato, dal Comune. Non ho un conto corrente con dei soldi, no ho qui una famiglia, dei genitori che mi danno una mano. Cerco di mangiare il meno possibile, e quando la roba in frigo è finita vado a fare la spesa. Ma a fine mese devo pagare l’affitto...».
Nelle stesse sue condizioni ci sono anche tanti altri ambulanti come lui, anche tanti suoi amici che, come lui, prima del blocco degli spostamento, andavano a Prato a comprare la merce da rivendere in strada a Pistoia. L’ultima volta li ha incontrati sul treno, proprio il giorno in cui il governo ha preso la decisione di inasprire ancora di più le limitazioni imposte per cercare di limitare la diffusione del contagio.
«Sembra un film. Non posso credere. Se continua ad andare avanti così uno va fuori di cervello – ammette Calvin nel suo italiano incerto – Certo, ho paura di essere contagiato. Tutti i giormi alla televisione dicono che aumenta, aumenta... ».
L’unica consolazione è pensare che al momento, nel suo paese, la Nigeria, i casi positivi al Covid-19 si contano sulle dita di una mano.
«Ho sentito che nel mio paese c’è una persona malata che ora si è ripresa e una che è in cura – spiega Calvin – C’è chi dice che il virus sopra i 28, 29 gradi non va avanti, ma non si sa se è vero o no. Là ho mia madre, le mie sorelle e i miei fratelli, sei in tutto. E poi mia zia, i miei cugini. Io posso sopportare, ma penso sempre a loro». —
Massimo donati
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