Gioco
Condannata per l’assenteismo in prefettura
Sentenza della Corte dei conti: funzionaria dovrà risarcire 6.472 euro per il danno patrimoniale e per il danno d’immagine
PISTOIA
Dopo le condanne penali, per la vicenda dell’assenteismo in prefettura, che nel 2011 portò all’iscrizione nel registro degli indagati di 49 dipendenti del palazzo del governo, è arrivata adesso anche la prima condanna da parte della Corte dei Conti. Per danno patrimonale e danno di immagine, un’allora funzionaria, Annabella Pellegrini (irrevocabile la condanna penale a 6 mesi di reclusione per truffa aggravata nei confronti dello Stato, con pena sospesa) dovrà pagare al ministero dell’Interno 6.472,5 euro, 472,5 dei quali relativi all’ammontare delle ore retribuite ma non lavorate.
L’inchiesta che aveva portato alla richiesta di rinvio a giudizio di 17 dipendenti della prefettura (al tempo in piazza del Duomo) era stata avviata nel 2011 in seguito ad un esposto in cui si faceva presente il sospetto comportamento da parte di alcuni impiegati. I controlli dei carabinieri, anche con l’uso di telecamere spia, erano andati avanti dal 18 maggio al 31 ottobre del 2011. Di vari tipi i comportamenti anomali contestati, ma soprattutto l’uscita in orario di lavoro senza passare il badge elettronico o affidandone la timbratura ad un collega. Da quattro a sei mesi le pena inflitte in appello per 8 di loro (5 assolti), per il reato di truffa, mentre altri 4 imputati avevano scelto la via del patteggiamento davanti al gup del tribunale di Pistoia. Lo stesso giudice che, nel dicembre 2015 aveva condannato con il rito abbreviato la funzionaria Pellegrini.
Venuta a conoscenza dell’indagine penale in corso, la Corte dei conti aveva aperto una propria inchiesta nel novembre 2014, determinando, al termine della sua attività istruttoria, oltre al danno patrimoniale da ripartire fra i vari dipendenti sotto accusa in base al numero di ore da ciascuno non lavorate ma retribuite, anche un danno d’immagine complessivo di 75.000 euro. Sono state 55 le ore contestate ad Annabella Pellegrini, pari a un danno patrimoniale di 472,5 euro e un danno patrimoniale di 6.000 euro.
«La sussistenza dei fatti illeciti addebitati risultano incontestabili nel presente giudizio, in quanto coperti dal giudicato penale, stante la condanna definitiva per il delitto di truffa aggravata in danno dello Stato – spiega la Corte dei conti nella propria sentenza – Non può essere messo in discussione che, in violazione dei doveri, abbia attestato falsamente la propria presenza in servizio, in particolare, allontanandosi dal luogo di lavoro senza far risultare i periodi di assenza omettendo la dovuta timbratura della scheda magnetica».
I giudici contabili, inoltre, spiegano che, anche qualora potesse essere data per buona la giustificazione della funzionaria per gli allontanamenti senza timbratura (improvvise crisi d’ansia) hanno ritenuto decisivo il fatto che «non abbia mai ritenuto di dover effettuare nessun recupero delle ore di assenza, né, mai, alcuna correzione dell’orario di assenza dall’ufficio, che in sostanza, una volta ripresasi non abbia mai provveduto a decurtare le proprie assenze o a rimborsare le somme indebitamente percepite». —
Massimo Donati
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
