Gioco
Cinquanta aziende del calzaturiero chiedono gli ammortizzatori sociali
L’emergenza sanitaria si sta trasformando in economica e mette in difficoltà il tessuto produttivo della provincia
postoia
Le grandi griffe sono il polmone che negli ultimi anni ha ridato ossigeno al distretto calzaturiero della Valdinievole, ma potrebbero essere quelle che lo metteranno in ginocchio. Nell’emergenza del coronavirus la produzione per le scarpe di lusso nella zona di Monsummano sta accusando il colpo.
Negli ultimi cinque giorni, circa cinquanta piccole e grandi aziende del calzaturiero hanno bussato alla porta del sindacato per procedere con la richiesta degli ammortizzatori sociali.
I più piccoli chiedono l’accesso al fondo di solidarietà bilaterale (Fsba) che è la cassa integrazione per gli artigiani, i più grandi invocano la misura tampone della cassa integrazione ordinaria: su una cinquantina di pratiche seguite dalla Filctem Cgil di Prato e Pistoia, otto sono i verbali d’accordo firmati per la cassa integrazione ordinaria. Ci sono realtà che stanno continuando a fabbricare suole e tomaie per i grandi marchi della moda, anche a costo di riorganizzare il processo produttivo con il ricorso allo smart working laddove è possibile. Ma c’è calzaturificio e calzaturificio. Più l’azienda è piccola, più soffre.
«Sono i terzisti e contoterzisti. Il fondo di solidarietà bilaterale per l’artigianato può essere utilizzato per i periodi di sospensione dell’attività – spiega il sindacalista Emiliano Silvestri della Filctem Cgil di Pistoia – Al di là della bontà dello strumento, si tratta di una boccata d’ossigeno per le realtà in difficoltà. Resta comunque una misura tampone che non può essere utilizzata a lungo termine».
Passata l’emergenza sanitaria, a preoccupare sarà quella economica. Nel calzaturiero, chi ha chiuso i battenti e ha decretato lo stop della produzione l’ha fatto in regime di “autotutela” per l’impossibilità di applicare i protocolli di salute e sicurezza imposti dal governo e parti sociali a tutela dei lavoratori.
In una catena di montaggio, ad esempio, non sempre è possibile rispettare il metro di distanza. Alcuni tomaifici e suolifici valdinievolini sono arrivati dunque al sacrificio estremo, ovvero la serrata per cause di forza maggiore.
Capitolo a parte è quello dei grandi marchi della moda che hanno da sempre un rapporto stretto con il distretto calzaturiero di Monsummano. Ad accusare una certa flessione in questo periodo, ad esempio, una grande azienda del territorio con oltre cento dipendenti che finora aveva utilizzato la cassa integrazione ordinaria (cigo) per cali temporanei della produzione.
Da ieri la procedura burocratica della cigo sarà più semplice. È stato varato dal consiglio dei ministri il decreto “Cura Italia” che introduce la causale speciale “Covid 19” per la cassa integrazione ordinaria, giustificando così il ricorso a questo strumento in circostanze eccezionali. —
Maria Lardara
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