Il Tirreno

Pistoia

la battaglia per marino 

Il virus fa saltare tutti gli incontri sul futuro assetto del museo Marini

Valentina Vettori
Il virus fa saltare tutti gli incontri sul futuro assetto del museo Marini

L’emergenza sanitaria ha “congelato”, per ora, la vicenda Pubblicato il protocollo di intesa tra Regione e Comune 

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PISTOIA. L’emergenza sanitaria da coronavirus (Covid-19) prende il sopravvento su tutto in città. Anche sulla vicenda del museo Marino Marini che rischia di perdere le sue opere a vantaggio di Firenze.

Così, mentre da una parte la sede di Palazzo del Tau – come tutti gli altri musei d’Italia – rimane chiusa per le misure di contenimento del virus, dall’altra emerge come tutti gli incontri istituzionali tra il Comune e gli enti coinvolti nella battaglia per evitare il trasferimento delle opere al museo San Pancrazio di Firenze siano stati rinviati a data da destinarsi. O almeno fino a quando l’emergenza sanitaria non sarà rientrata.

Anche perché la delega alla cultura continua a rimanere saldamente nelle mani del sindaco Alessandro Tomasi, la cui priorità ora, comprensibilmente, è contenere la diffusione del coronavirus sul territorio pistoiese.

L’unico atto ufficiale, che ha preceduto solo di un giorno la vera e propria esplosione dell’emergenza sanitaria e dunque la concentrazione di tutti gli sforzi sul problema sanitario, è la firma di un protocollo d’intesa tra Regione Toscana e Comune di Pistoia per l’avvio di un percorso condiviso che consenta al Museo Marino Marini di ottenere i requisiti necessari a poter diventare museo di rilevanza regionale.

Il protocollo d’intesa, che porta la firma del sindaco Tomasi e dell’assessora regionale alla Cultura Monica Barni, poi deliberato dalla giunta regionale il 9 marzo, mette nero su bianco la volontà di Comune e Regione di lavorare insieme al fine di garantire le attività di conservazione, tutela e valorizzazione dell’opera di Marino Marini. E l’obiettivo finale è proprio quello di trasformare il museo pistoiese in un ente culturale di rilevanza regionale.

Un progetto che, unito al vincolo di pertinenza che la Soprintendenza ha posto tra le opere del maestro Marini e Palazzo del Tau dove sono esposte, andrebbe – per dirla in poche parole – a contrastare efficacemente sul piano della valorizzazione culturale i piani – per la verità ancora tutt’altro che chiari – della Fondazione Marino Marini e del suo presidente Paolo Pedrazzini, nipote della vedova Marini.

Piani della Fondazione che a Pistoia tutti avevano interpretato come semplice tentativo di svuotare il museo di Palazzo del Tau delle opere e dei documenti relativi al grande artista. Un’interpretazione che era stata seccamente smentita dagli stessi esponenti del cda della Fondazione Marini nel corso della ultima riunione del 4 marzo scorso, almeno secondo quanto riferito dal sindaco (anch’egli membro, sia pure di minoranza, del consiglio di amministrazione). Pedrazzini e soci spiegarono in quell’occasione di non aver mai avuto intenzione di portar via da Pistoia le opere.

Queste le parole. Ma le azioni, in realtà, vanno da tutt’altra parte. Ne è un clamoroso esempio il licenziamento della storica direttrice Maria Teresa Tosi. La notizia è dell’altro ieri e si aggiunge ai primi due licenziamenti arrivati all’inizio di gennaio. Mese in cui a perdere il lavoro furono Ambra Tuci e Francesco Burchielli. A oggi, quindi – dopo che anche la cooperativa Integra di Livorno che si occupava, per conto della Fondazione, del portierato e della biglietteria del museo ha concluso la sua attività con la fine di febbraio – rimane solo una dipendente della Fondazione part-time.

Difficile quindi immaginare come le attività del museo Marini, rientrata l’emergenza coronavirus, potranno riprendere normalmente.

Per ora, però, e chissà per quanto altro tempo ancora, rimarrà tutto fermo. –

Valentina Vettori

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di Redazione web