Gioco
RistorArt, in 110 avranno accesso al Fondo salariale Siglato l’accordo
L’azienda leader nella ristorazione è stata penalizzata «Calo dell’80% per le mense aziendali pubbliche»
agliana. Un lavoro non ce l’hanno più. Sfumato dall’oggi al domani. Inchiodato a uno spartiacque che per ora resta la data del 3 aprile, ultimo giorno di chiusura delle scuole. Sono cuoche, addette allo sporzionamento dei pasti che lavorano soprattutto per le mense delle scuole statali pistoiesi. Per il personale della RistorArt Toscana, big della ristorazione collettiva con quartier generale ad Agliana, il paracadute sociale si chiama Fis, acronimo di fondo d’integrazione salariale. Ieri mattina, l’accordo sindacale firmato nella sede di via Umberto Terracini fra la parte datoriale e le sigle Filcams-Cgil e Fisascat-Cigl, con l’obiettivo di tutelare 110 dipendenti costretti a rimanere a casa. Un ammortizzatore sociale previsto dal Jobs Act (2015) che rappresenta una forma di sostegno al reddito in caso di sospensione del lavoro: il Fis è tornato prepotentemente in auge in questi giorni per dare una boccata d’ossigeno a grandi e piccole imprese piegate dai provvedimenti restrittivi del governo. Fra queste, anche quelle che si occupano di ristorazione collettiva.
I numeri. Se per i lavoratori è prevista una copertura salariale per lo stop delle scuole, per i conti della ditta appaltatrice il piatto piange (cinque anni fa la RistorArt ha vinto la gara del Comune di Pistoia per le mense delle scuole statali in associazione d’imprese con Camst ed Elio): la refezione scolastica è un servizio a domanda, in caso di sospensione per cause di forza maggiore nulla è dovuto al gestore. Su 110 dipendenti di RistorArt Toscana, 80 operano nel centro cottura di Agliana e nelle mense pistoiesi. Non solo nelle scuole ma anche nel refettorio interaziendale di Sant’Agostino, anche questo chiuso. Lo stipendio di una sporzionatrice si aggira intorno ai 400 euro, per un lavoro di due-tre ore al giorno. «Si parla di contratti a 15 ore settimanali – sottolinea la segretaria della Filcams Cgil Luisella Brotini - Lavori “poveri”, che scontano il prezzo più salato di questa emergenza fra servizi e appalti sospesi».
Il grido d’allarme. Per la RistorArt sono dolori. Si calcola che, soltanto nel mese di marzo, la perdita di fatturato si aggiri intorno ai 700mila euro nel capitolo della ristorazione scolastica. Gli altri numeri li snocciola al “Tirreno” l’amministratore Nicola Capogreco: «Sulle strutture ospedaliere in Calabria abbiamo un calo del 30% per la ristorazione sanitaria e, sui bar e mense aziendali pubbliche, il calo è dell’80%». Sono numeri da bollettino di guerra. L’ombrello del Fis fino al 3 aprile non sarà sufficiente, con l’incognita della riapertura delle scuole. «Troppo poche le misure annunciate dal Governo. L’unico vero beneficio che può fare lo Stato è pagare i debiti per le imprese. Questa situazione produrrà una serie di ripercussioni a catena a lungo termine».
Fis: come funziona. A differenza della cassa integrazione, il Fondo d’integrazione salariale viene erogato quando il lavoro viene sospeso o ridotto. La misura della prestazione è fissata nell’80% della retribuzione che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate. La richiesta deve essere presentata dal datore di lavoro (le aziende non devono avere meno di cinque dipendenti) entro una settimana dall’accordo sindacale che, nel caso della RistorArt, è stato firmato ieri.
Pioggia di richieste. Dopo il pacchetto di misure di sostegno al lavoro annunciate l’11 marzo dal governo Conte, alla Filcams sta arrivando una pioggia di richieste di consultazione sindacale. «Abbiamo decine di chiamate dei consulenti del lavoro – ammette il sindacalista Davide Chiappinelli che ha seguito l’accordo di RistorArt - Le imprese coinvolte sono soprattutto nel campo della ristorazione e del commercio». —
Maria Lardara
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