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Coronavirus, l'infinita caccia alle mascherine: «Scorte esaurite»
Pistoia, le farmacie pubbliche e private sono sprovviste da tempo ma neppure nei supermercati cinesi se ne trovano più
PISTOIA. È caccia alla mascherina. Che sia ordinaria o professionale, una Fpp1 per proteggersi dalle polveri o una maschera come quella usata dai verniciatori, è ricerca strenua di una forma di protezione contro il contagio da coronavirus. E la ricerca è vana nelle farmacie pubbliche e private della provincia. Alcune lo scrivono a chiare lettere sui fogli A4 attaccati alle porte d’ingresso. In altre lo comunicano gli operatori alle persone in coda.. Questo è il racconto in presa diretta di una mezza mattinata a caccia di mascherine.
«Non ce ne sono. Provi a tornare sabato»: il tono di voce è più basso proprio perché "filtrato" dalla mascherina, ma il concetto arriva chiaro. Nelle farmacie interpellate tutti gli operatori ne sono provvisti. «Questa è col filtro, d'accordo - chiosa un'addetta - ma in teoria andrebbe cambiata ogni 8 ore. Non è possibile, quindi la lavo e la metto ad asciugare per il giorno successivo. Non mi ci spruzzo niente dentro, anche se dicono che si potrebbe fare. In realtà, le indicazioni e le precauzioni da adottare non sono chiare».
«Guardi - interviene un cliente in coda - basterebbe una mascherina ordinaria, non serve l'Fpp3. Se vuole vado dai cinesi e gliene porto un pacco. Loro ce l'hanno».
Loro (i negozi cinesi che vendono un po' tutto insomma) ma anche verniciatori, mesticherie, ferramenta. «Provi dal Cecchini in Sant'Agostino».
Nelle farmacie niente da fare. Alla Comunale di viale Adua una giovane farmacista sa che «devono rientrare. Probabilmente nel fine settimana». «Ma si possono prenotare? Passo nel week end?». «Guardi, non è certo. E non sappiamo né quante né quando le manderanno». Disponibile, sul bancone, il gel disinfettante.
Un'addetta è fissa all'ingresso. Ferma i clienti. Le postazioni degli operatori sono cinque, altrettanti (e non di più) i clienti serviti. Due uomini, a distanza di un metro l'uno dall'altro, attendono vicino all'ingresso. Appena uno esce, si fa avanti il primo. Qualcuno prova ad avvicinarsi all'apparecchio che eroga i numeri. La farmacista lo riprende. «Ma è per prendere il numero», si scusa lui. «Faccio passare io. Rispetti la distanza».
Un'anziana entra e supera la fila senza rendersi conto di niente. La riprende per un braccio la figlia. Le voci si alzano: «Ferma qui, cosa fai? Stai distante un metro». «Ma cosa fai? - le urla di rimando la vecchietta - Ah, se lo sapevo non venivo. Ma chi ce l'ha portato questo virus?». Qualcuno, prontamente, risponde: «I cinesi».
Non ascolto oltre e vado a Sant'Agostino. Sul viale Fermi una pattuglia della polizia ha istituito un posto di controllo. Non mi fermano, svolto in via Landucci. Alla Cecchini Group smorzano le ultime speranze: «Non ne abbiamo più». Una giovane sta spazzando l'ingresso, il pavimento è tirato a lucido. Un cartello chiede di rispettare la distanza di sicurezza di un metro. «Quante gliene servirebbero?». «Almeno quattro». «Provi a ripassare venerdì, noi il sabato siamo chiusi. Ma abbiamo file di prenotazioni per le ditte».
Poco distante c'è Mondo risparmio, catena gestita da cinesi. Alla cassa l'addetta scuote il capo. «No, non ne teniamo, è stata informata male. Forse a Prato, qui a Pistoia non si trovano da nessuna parte. Anch'io, che sono dipendente, ho dovuto comprarla. Cinque euro, e dopo pochi giorni dovrei cambiarla». —
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