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Dopo l’assoluzione cerca la figlia sottrattale 13 anni fa

Matteo Leoni
Dopo l’assoluzione cerca la figlia sottrattale 13 anni fa

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pistoia. È stata assolta in appello dall’accusa di aver violentato la sua bambina, ma adesso la madre, una pistoiese di 51 anni, non sa più dov’è la figlia, ormai diventata una ragazza. In seguito alla sentenza di primo grado i servizi sociali di Pistoia gliela portarono via, e ora lei, forte dell’assoluzione, si è messa sulle sue tracce. Lo farà con l’aiuto di un avvocato del foro di Firenze, Claudia Martelli.

«Ci siamo già attivati e stiamo cercando di individuarla – afferma la legale – Per prima cosa ci stiamo muovendo partendo dal tribunale dei minori, anche se ormai parliamo di una ragazza».

Una ragazza che adesso ha più di vent’anni, e che è stata allontanata dai genitori molto tempo fa: la condanna di primo grado a 10 anni di reclusione per violenza sessuale risale al febbraio del 2013. Pochi mesi dopo la sentenza il marito della donna, condannato come lei, è morto di leucemia. Alla base della condanna di primo grado ci sarebbe stata una lettura errata delle intercettazioni ambientali fatte nella casa dalla polizia, nell’ambito di indagini, scattate dopo la segnalazione fatta nel 2007 da un’assistente sociale. Secondo gli investigatori la bimba, affetta da una grave disabilità fisica e cognitiva, sarebbe stata costretta a subire atti sessuali dai genitori, quando dormiva con loro nel lettone. Una ricostruzione considerata completamente errata sia dalla difesa che dalla procura generale che ha sostenuto l’accusa in appello, che alla fine ha chiesto per la donna l’assoluzione, accogliendo in sostanza la tesi del difensore, avvocato Francesco Bellucci.

La sentenza di primo grado, scrivono i giudici dell’appello, “ha ricostruito in maniera frettolosa e semplicistica la vicenda, fondando l’intero impianto accusatorio esclusivamente su alcune parti delle considerazioni delle consulenti psicologiche del pm”, inoltre “senza minimamente approfondire la condizioni di salute della giovanissima bambina”.

La piccola, nel 2007, quando scattarono le indagini, era già seguita dai servizi sociali. A far partire gli approfondimenti furono alcuni comportamenti della bambina, che furono considerati una spia di abusi sessuali. Come evidenziato successivamente dai giudici dell’appello, le stesse consulenze psicologiche svolte lasciano pensare però che possa essersi trattato di atteggiamenti “regressivi”, dovuti alla particolare condizione di disabilità della bambina. Sempre alla luce delle condizioni della piccola, sono state rivalutate anche alcune risposte da lei date ad alcune domande nel corso degli accertamenti: la tesi è che la bambina possa aver confermato le accuse mosse a carico dei genitori senza comprendere ciò che le veniva esattamente chiesto. Una vita familiare fatta di attenzioni, di dimostrazioni di affetto e di continui sforzi per assistere la bimba nelle difficoltà che incontrava nella quotidianità a causa della sua disabilità, sarebbe stata scambiata per anni per una prigione fatta di violenze e abusi. —

Matteo Leoni

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