Il Tirreno

Pistoia

la crisi 

Concordato preventivo per salvare la Nove Alpi

Tommaso Artioli
Manifestazione dei lavoratori davanti alla Nove Alpi
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Manifestazione dei lavoratori davanti alla Nove Alpi

Il piano presentato dall’azienda è stato ritenuto ammissibile dal tribunale: commissario giudiziale subito al lavoro

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PISTOIA. Dopo l’accordo che prevede gli esodi volontari dei lavoratori, si apre una nuova fase nella crisi della Nove Alpi. La società è infatti stata ammessa nei giorni scorsi al concordato preventivo. Il piano e la proposta concordataria avanzati dall’azienda di San Pierino Casa la Vescovo, specializzata nella produzione di alimenti senza glutine, sono stati considerati ammissibili dal Tribunale di Pistoia.. Un passaggio certamente rilevante nel percorso di salvataggio dell’azienda che era entrata in crisi la scorsa estate e che a Pistoia conta in tutto quattro sedi. Giunto il via libera all’ammissione al concordato preventivo, si attendono adesso le verifiche del commissario giudiziale, prima dell’adunanza dei creditori prevista per il prossimo luglio.

«Si tratta – osserva l’advisor legale della Nove Alpi, Filippo Lo Presti – di un primo scoglio, che è sempre importante superare: un primo passo verso il salvataggio dell’azienda».

Resta però aperta la partita cruciale legata agli esodi volontari dei lavoratori, come stabilito nel verbale firmato con i sindacati la scorsa settimana. Sono quattro-cinque i dipendenti che per il momento avrebbero dichiarato la propria disponibilità a lasciare spontaneamente la Nove Alpi sulla base dell’accordo, mentre l’azienda conta di raggiungere la quota di dieci esodi volontari.

Intanto i sindacati hanno chiesto di poter prendere visione del piano di concordato. «Restiamo in attesa di poter leggere il concordato – spiega Amedeo Sabato (Fai Cisl) – e di valutare il progetto della società. Da quanto sappiamo l’azienda avrebbe perso una grossa commessa e vogliamo capire se questo può portare a variazioni nelle previsioni. La nostra speranza è che non ci siano sorprese».

Per quanto riguarda gli esodi volontari, i lavoratori che decideranno di aderire hanno tempo fino alla fine di marzo.

La situazione di difficoltà della Nove Alpi era emersa nel luglio scorso, con l’annuncio del ricorso a un periodo di cassa integrazione. A dicembre, per i lavoratori era arrivata la doccia fredda, quando la società ha comunicato l’intenzione di aprire la procedura per la messa in mobilità di diciassette dipendenti. Numeri dei possibili licenziamenti che sono poi stati ridimensionati a metà gennaio dal consulente del lavoro della Nove Alpi, che, sentito dal “Tirreno”, aveva prospettato la riduzione degli esuberi da diciassette a dieci.
 

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