Il Tirreno

Pistoia

il caso 

Famiglia sfrattata dalla parrocchia: «Per noi ancora nessun spiraglio»

Alessandra Tuci

3 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. Un futuro incerto, sfuocato. Come quella nebbia delle mattine d’inverno che, da Iano, il paesino in cui vivono, vedono da lontano. Sì perché lassù splende sempre il sole. Ma non per Ina Aiello e Ivo Basile, che dal 1992 vivono con i figli nella canonica della parrocchia di San Martino: ora su di loro pende lo sfratto chiesto dal parroco don Maurizio Andreini.

Per loro, ancora nessuna speranza per adesso. Anche l’incontro a Palazzo di Giano tra Ivo, il vicario Patrizio Fabbri, la vicesindaca del Comune di Pistoia con delega alle Politiche sociali Anna Maria Celesti e l’avvocato (con gratuito patrocinio) della famiglia sfrattata, Laura Bertinotti, non ha prodotto soluzioni.

«Cercate di risistemarvi ci ha detto il vicario, ma dove? – racconta Ina – Gli abbiamo chiesto di darci un’altra sistemazione e lui ha detto che il problema si sarebbe ripresentato. Dunque il problema siamo noi? Invece di risolverlo, ci eliminano».

La vicenda è nata quando nella parrocchia di San Martino è arrivato don Maurizio Andreini. Era stato il vescovo Simone Scatizzi, trent’anni fa, ad aprire le porte della chiesa a questa famiglia bisognosa venuta da Prato e originaria del sud d’Italia. «Eravamo ministri straordinari, facevamo catechismo, ci occupavamo del coro, delle messe e di tutto ciò che riguardava la chiesa. Mio marito lavorava e pagavamo l’affitto» spiega Ina.

Nel 2005 però Ivo perde il lavoro e la situazione precipita. Ina ha gravi problemi di salute, la figlia pure. Anche il figlio perde il lavoro. La famiglia si impegna come può: si prendono cura della parrocchia, puliscono la chiesa e il giardinetto, come consigliato loro da don Giacomelli, il parroco di quei tempi. Ma due anni fa la situazione peggiora con l’arrivo di don Andreini che chiede loro, tramite lettera, i 200 euro di affitto mensile e 5.000 euro di arretrati. «Il vicario è irremovibile – continua la donna – Dice di aspettare l’udienza di convalida dello sfratto il 18 maggio. Siamo esausti, non sappiamo cosa fare né dove andare».

Nessun commento arriva dal parroco: «Non sono tenuto a dare spiegazioni a riguardo» le poche parole che dice al telefono. La Diocesi ci tiene invece a precisare che la situazione è molto delicata ma che è stato attivato un percorso di dialogo tra la famiglia e la Caritas su più fronti.

«Tutti stiamo cercando di trovare la soluzione più adeguata – spiega la vicesindaco Celesti – Per le case popolari purtroppo bisogna aspettare l’uscita del bando. Mi sembra che il clima sia un po’ più sereno, anche da parte della Curia».

Intanto alcuni abitanti di Iano prendono le distanze da una lettera resa pubblica qualche tempo fa e firmata “il popolo di Iano”, in cui altri abitanti si erano schierati contro la sfortunata famiglia. «Non credevo ci fosse tutto questo odio nei loro confronti, firmare a nome dell’intero paese, perché? – dice Katjia Bartoli – Ho avuto a che fare con loro quando Ina ha fatto catechismo a mio figlio, sono persone educate e gentili. Questo sfratto è una vergogna, la chiesa deve aiutare, non sfrattare le persone». —

Alessandra Tuci

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web