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patrimonio comunale 

Il Comune di Pistoia vende le azioni ex-Mukki Pronta un’offerta da 1,8 milioni

Fabio Calamati
Un’immagine di archivio dello stabilimento fiorentino della Centrale del latte di Firenze Pistoia Livorno
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Un’immagine di archivio dello stabilimento fiorentino della Centrale del latte di Firenze Pistoia Livorno

Un grande gruppo settentrionale del settore alimentare si è detto disponibile fino alla fine di marzo

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PISTOIA. C’è un grande gruppo alimentare del Nord Italia interessato a comprare dal Comune di Pistoia le 736.633 azioni Il 5,3 per cento dell’intero capitale) della torinese Centrale del latte d’Italia custodite dal 2016 nella cassaforte di Palazzo di Giano. L’offerta è valida fino alla fine di marzo e vale circa 1,8 milioni di euro, con ciascuna azione pagata praticamente al prezzo di mercato attuale, vicino ai 2,5 euro. . Per queste ragioni il consiglio comunale, nel corso dell’ultima seduta, ha alzato disco verde alla proposta dell’assessore al bilancio Margherita Semplici. L’indicazione è quella di procedere con la vendita, recependo la proposta economica avanzata dagli acquirenti, e mettere così in cascina una consistente cifra che tornerà utile per finanziare il piano degli investimenti della giunta Tomasi.

E pazienza se, così facendo, l’incasso per il Comune risulterà molto più basso di quello sperato e valutato solo due anni fa, nel 2018. All’epoca, infatti, si tentò una prima vendita pubblica delle azioni, basandosi però su un prezzo di 4,84 euro, calcolato con il criterio del patrimonio netto, e tuttavia sensibilmente più alto (anche allora) di quello di mercato. Non a caso, la vendita andò deserta.

Ma perché il Comune di Pistoia si ritrova in portafogli una partecipazione non irrisoria ad un grande gruppo lattiero-caseario? La storia parte dal 1954 e da un sindaco di Firenze come Giorgio La Pira, che voleva «garantire tutti i giorni a tutti i bambini un bicchiere di latte sano». Così nacque la Centrale del latte di Firenze, che nel giro di alcuni anni assorbì anche quelle di Livorno e di Pistoia. Quest’ultima si trovò con il 18% circa del pacchetto azionario della “Mukki”.

Ma già dal 2002 Pistoia deciso che quella quota – “non strategica” – si poteva vendere. E così si provò a fare. Nel 2014 un bando esplorativo suscitò l’interesse di Granarolo, ma non se ne fece di nulla. Anche perché, nel frattempo (2016) emerse il progetto di vendere in blocco l’azienda alla Centrale del latte di Torino, per dare vita alla Centrale del latte d’Italia. Il Comune di Pistoia non era interessato alla prospettiva, ma per evitare di mettere i bastoni tra le ruote agli altri partner, scelse di procrastinare la vendita a dopo la fusione.

Così, dal 2016 il 18% e rotti del capitale della Centrale del latte di Firenze Pistoia Livorno si è trasformato nel 5,3% di un’azienda ben più grande. Teoricamente il valore avrebbe dovuto rimanere costante, ma l’evoluzione del mercato ha dettato regole diverse e le quote di capitale in mano a Pistoia hanno perso di valore. E potrebbero continuare a farlo: anche per questo la giunta Tomasi si è decisa a procedere.

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