La protesta
Atti sessuali sugli alunni, assolto in appello l’ex professore
Il 61enne insegnante del Liceo Petrocchi è stato condannato soltanto per abuso di mezzi di correzione: derubricato il reato di maltrattamenti
pistoia. La Corte dei conti lo ha condannato al risarcimento del danno erariale, non sapendo però del fatto che nel frattempo la Corte d’appello penale lo aveva assolto da gran parte dei reati per i quali, in primo grado, nel 2017, il tribunale gli aveva inflitto una pena di 5 anni e 9 mesi di reclusione, comprese le accuse di atti sessuali su alcuni dei suoi alunni minorenni.
Si tratta dell’ex professore del Liceo artistico Petrocchi di Pistoia, oggi 61enne, che nel marzo 2015 fu addirittura arrestato dalla polizia per le accuse che gli vennero mosse in seguito ad un esposto presentato il 12 novembre precedente alla preside dai genitori degli alunni di alcune classi. Accuse che il professore aveva sempre respinto, ritenendole frutto di equivoci e di fraintendimenti, ma, soprattutto, di un complotto, di una volontà di vendetta da parte di alcuni degli studenti. In particolare – aveva detto ai giudici nel corso del processo di primo grado, un gruppo di studentesse “disturbatrici”, da lui ripetutamente riprese per i loro comportamenti, interessate, a suo dire, a fare tutt’altro in classe fuorché studiare.
Una tesi che il 27 maggio scorso la Corte d’appello di Firenze ha evidentemente accolto.
«La sentenza del tribunale di Pistoia – spiega l’avvocato difensore Gualtiero Bracali – è stata riformata dalla sentenza della Corte di appello di Firenze, che ha mandato assolto il professore dalle accuse di violenza sessuale e ha riqualificato il reato di maltrattamenti in quello meno grave di abuso di mezzi di correzione».
I giudici di secondo grado hanno perciò rideterminando la pena: 2 anni con la concessione della sospensione condizionale, oltre alla revoca di tutte le sanzioni interdittive accessorie. Sono state inoltre dimezzate le provvisionali disposte per le 3 parti civili: 15.000 euro in totale anziché 30.000 (la cifra pagata dal ministero e che la Corte dei conti vuole indietro dal prfessore), da corrispondere in solido con il ministero dell’Istruzione, citato in giudizio come responsabile civile per omessa vigilanza.
«La sentenza delle Corte dei Conti – spiega quindi l’avvocato Bracali – seppur depositata in data 2 marzo 2020 non aveva avuto conoscenza della sentenza penale di secondo grado, in quanto il caso era stato discusso nella pubblica udienza del 3 aprile 2019 e da allora trattenuto in decisione: per queste ragioni il mio assistito farà senz’altro appello per ottenere una pronuncia che, in ossequio a quanto disposto dalla Corte d’appello, quanto meno ridimensioni la condanna».
Il tutto in attesa dell’esito del ricorso per Cassazione che è stato depositato lo scorso 8 ottobre: la data dell’udienza non è stata ancora fissata. —
M.D.
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