Gioco
«Riaprire subito il museo Marini? Ora non si può ma verifichiamo»
Il sindaco ha incontrato il comitato NessunotocchiMarino «Tutta colpa dell’ accordo poco chiaro stipulato nel 1998»
PISTOIA. Una riapertura immediata del museo Marini, dopo che la coop che gestiva aperture e chiusure ha dovuto gettare la spugna perché la Fondazione Marini, gestrice del museo, l’ha lasciata da mesi senza indicazioni e senza soldi per i suoi 4 dipendenti. Un Comune di Pistoia che si prenda la responsabilità di riappropriarsi interamente del Palazzo del Tau, attualmente concesso in gestione a quella Fondazione Marini che sta smantellando il museo pistoiese pezzo per pezzo.
Questa è stata la richiesta formulata ieri al sindaco Alessandro Tomasi sia dal comitato NessunotocchiMarino sia da parte dei consiglieri comunali di opposizione. I primi, Tomasi li ha incontrati per un’ora e mezza – in un’assemblea con circa 70 persone ma proibita alla stampa – che ha avuto diversi momenti di tensione. Poi, alle 19 circa, il sindaco è intervenuto in consiglio comunale, replicando ad una comunicazione di Walter Tripi (Pd). —
Ad entrambi il primo cittadino ha risposto che una riapertura immediata del museo presenta enormi difficoltà, almeno per il momento. Troppo confusa e intricata la situazione dell’edificio che ospita il museo Marini e che è stato dato in concessione alla Fondazione omonima con una delibera di giunta comunale del 1998, la 122. Un atto – ha spiegato Tomasi – che non chiarisce bene quali parti dell’edificio sono date in concessione e quali no, quali il Comune potrebbe riaprire e quali no.
Intendiamoci, il sindaco giudica in modo molto negativo il fatto che si sia arrivati alla chiusura del museo, mentre coglie una novità importante nella disponibilità anche della Fondazione Caripit a sostenere lo sforzo per riaprire lo spazio di corso Fedi. Ma ad impedire, almeno nell’immediato, questa iniziativa, c’è il rapporto mai ben chiarito tra Comune e Fondazione Marini, che la delibera di giunta del 3 marzo 1998 fotografava senza sciogliere nodi e sovrapposizioni. «Il problema – ha evidenziato il sindaco – è che su questa delibera nessuno ci ha messo le mani dal 1998 ad oggi».
Proprio per superare questo stato di cose, ha spiegato Tomasi, la sua giunta si era messa al lavoro, con l’obiettivo di chiarire una volta per tutte i rapporti tra Fondazione e Comune. Andava in questo senso – ha aggiunto Tomasi – anche la scelta dell’ottobre 2018 di ritirare il contributo che il Comune pagava alla Fondazione per il servizio di sorveglianza di Palazzo del Tau e l’affidamento alla Fondazione stessa delle somme incassate dai biglietti. Scelte che – ha chiarito Tomasi – non è accettabile che la Fondazione Marini ora usi come scusa per disimpegnarsi dai suoi obblighi.
Fatto sta – si è detto durante l’incontro tra sindaco e comitato – che stamani l’unica dipendente rimasta attiva della Fondazione Marini (due sono stati licenziati e la direttrice è in malattia) aprirà il portone di Palazzo del Tau. La speranza del comitato è che ci siano anche rappresentanti del Comune per rafforzare un’iniziativa dal grande significato simbolico.
Quanto alla prospettiva di più lungo periodo, Tomasi ha ribadito di puntare sulla permanenza a Pistoia delle opere di Marini, sia per il legale inscindibile che hanno con la città, sia per applicare un principio di decentramento che a Firenze cercano di applicare per decongestionare la città dai turisti. Su questa linea il sindaco ha ribadito che si trovano concordi il Comune, la Sovrintendenza e anche la Regione, con cui presto Palazzo di Giano sottoscriverà un protocollo. «Rimane il Comune di Firenze – ha osservato Tomasi – che potrebbe dire un no chiaro ad una espansione del loro museo dedicato a Marini, ma che finora è stato abbastanza vago, nonostante abbia chiesto più volte a Nardella di pronunciarsi.
Se fosse chiaro che Firenze non può prendersi le opere pistoiesi di Marini, il Comune avrebbe più di un asso nella manica da giocare: da un utilizzo di San Lorenzo a una rivisitazione di Palazzo Fabroni, ad altro ancora. Ma certo, andrebbe coinvolta la Fondazione Marini.
Un passaggio fondamentale, a questo punto, sarà senz’altro il consiglio di amministrazione che la Fondazione Marino Marini ha convocato per domani a Pistoia e del quale – lo ricordiamo – il sindaco è membro a tutti gli effetti. In quell’occasione sarà possibile capire i margini esistenti di disponibilità per una riapertura e le intenzioni a più lungo termine della Fondazione diretta da Paolo Pedrazzini. —
Fabio Calamati
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