Sicurezza
Protesta dall’ impalcatura «Vittima di una ingiustizia»
Per ore Stefano Barli è rimasto sulla struttura che riveste la torre Bemporad «Mi hanno tolto il reddito di cittadinanza». Poi la telefonata della ministra Catalfo
PISTOIA. È terminata dopo oltre 12 ore la clamorosa protesta di Stefano Barli, sceso solo attorno alle 18 di ieri dalle impalcature che circondano la torre Bemporad, all’incrocio tra via Cavour e via del Can Bianco. C’era salito al mattino presto, intenzionato a mettere in scena una clamorosa protesta, perché l’Agenzia delle entrate, dopo averglielo concesso, gli ha tolto di recente il reddito di cittadinanza. Barli chiedeva di parlare con Luigi Di Maio e con lo stesso presidente del consiglio Conte.
Ex ambulante, 62 anni, disoccupato con la moglie e due figli piccoli a carico, Stefano Barli dice di non poter fare a meno di quei soldi.
Perché li ha persi? «Due anni fa – ha spiegato al telefono – una signora che prese a cuore la nostra situazione stipulò una assicurazione sulla vita, indicando come beneficiari i nostri figli. Adesso che la signora è morta, ci sono arrivati 16mila euro, che non sono però nella nostra disponibilità perché gestiti dal giudice tutelare e servono solo per eventuali necessità dei nostri figli, che da un paio d'anni ci sono stati riaffidati. Tuttavia, per il fisco, quei soldi fanno cumulo con le piccole entrate che derivano da lavoretti che svolgo saltuariamente, pertanto il reddito di cittadinanza ci è stato tolto».
La protesta di Barli è continuata per ore, mentre sotto la torre Bemporad i vigili del fuoco piazzavano un grande materasso pneumatico e i vigili urbani isolavano il tratto di strada. Scarsa e un po’ distratta la curiosità dei passanti.
Solo a metà pomeriggio la svolta nella vicenda. Il delicato lavoro svolto dalla questura per evitare conseguenze più pesanti ha potuto contare, infatti, sul contributo del consigliere comunale del M5S Nicola Maglione, che si è subito messo in contatto con la segreteria della ministra del lavoro, Nunzia Catalfo. A Barli è stato poi spiegato via telefono che era lei, e non più Di Maio, ad essere competente per il reddito di cittadinanza.
L’uomo si è convinto ed ha accettato di scendere. Così, mentre era già calato il buio di un piovoso e freddo pomeriggio invernale, i vigili del fuoco hanno messo in moto l’autoscala e aiutato Barli, stremato dalla lunga protesta, a scendere sano e salvo. Una volta a terra, l’uomo è salito su un’ambulanza della Misericordia, dove insieme agli uomini della questura che hanno seguito il caso, c’era lo stesso Nicola Maglione. Insieme, hanno telefonato alla ministra Catalfo.
«Lei è stata molto disponibile fin dall’inizio – ha spiegato poi Maglione – e ha assicurato a Barli che tutta la sua pratica verrà attentamente esaminata, e se ci sono errori, questi verranno prontamente cancellati. Ovviamente non ha potuto promettere di più, le regole vanno rispettate. In cambio, però, ha chiesto a Barli di non compiere più atti che mettano in pericolo lui e la sua famiglia».
L’uomo è stato poi portato in ospedale per accertamenti medici, quindi trasferito in questura. Sarà denunciato per violazione di domicilio, procurato allarme e interruzione di pubblico servizio (i bus non potevano passare da via Cavour che era stata transennata).
In serata, Nicola Maglione ha confermato che lo staff della ministra ha già iniziato a occuparsi della vicenda del cittadino pistoiese. «Questa storia – dice Maglione – mi sembra dimostri che il reddito di cittadinanza è uno strumento indispensabile. Certo, i controlli vanno fatti tutti, ma servirebbero, semmai, più risorse». —
Fabio Calamati
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