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Medici di famiglia pronti «Dateci le mascherine»

F.C.
Medici di famiglia pronti «Dateci le mascherine»

Il presidente dell’Ordine Beppino Montalti: «Se uno di noi finisce per ammalarsi sono 1.500 i pazienti che rimangono senza assistenza. Non è accettabile»

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PISTOIA. «Il problema più urgente? Sono i dispositivi di protezione individuale di cui i medici di famiglia dovrebbero essere dotati e che, invece, ancora non si vedono». Beppino Montalti, presidente dell’Ordine dei medici di Pistoia e conosciutissimo medico di famiglia, come al solito non la manda tanto a dire. «I colleghi della guardia medica e i medici di medicina generale – continua – non sono stati ancora forniti di idonei dispositivi di protezione, delle mascherine, insomma. Non quelle operatorie, che non servono, ma mascherine dotate di filtro e realmente in grado di mettere al sicuro una persona». Il ragionamento di Montalti, che tre giorni fa ha riunito il consiglio straordinario dell’Ordine proprio per fare il punto sulla situazione, è semplice. «Se un medico di medicina generale ha un qualche contagio da qualche paziente e viene messo in quarantena, ne consegue che i 1.500 assistiti da quel medico, si ritrovano di punto in bianco senza assistenza sanitaria».

«Credo che la prima cosa da fare - prosegue Montalti - fosse proteggere i medici con queste funzioni, che sono quelli che poi devono andare a visitare a casa, nei casi previsti dalla legge. Riterrei che questo compito spetti alla Regione, ma per il momento non ho visto niente».

Nel pomeriggio di ieri, la consigliera regionale Pd pratese Ilaria Bugetti ha annunciato che la Regione stava disrtibuendo ai medici dell’Asl Toscana Centro 120mila mascherine in tessuto non tessuto. Resta da capire se sono proprio quelli i presidi di cui parla Montalti.

Per il resto, il presidente dell’Ordine dipinge una situazione abbastanza tranquilla, grazie sia alla disponibilità dei medici di famiglia, dall’altra all’atteggiamento complessivamente matuto dei pazienti, che non stanno affollando ambulatori medici e pronti soccorso. «In fondo – dice – siamo di fronte ad una sindrome influenzale, anche se particolarmente infettiva. A renderlo così aggressivo è il fatto che non trova davanti a sé coperture vaccinali pregresse, come accade ogni anno all’influenza».

«Noi stessi – continua Montalti – cerchiamo di tenere lontana la gente dai pronto soccorsi, è bene che queste strutture rimangano il più sgombre possibile, anche perché le altre patologie che di solito colpiscono le persone non è che si son fermate per via del Coronavirus».

Il medico di famiglia è spesso chiamato a riempire fogli e certificati e questo caso non fa eccezione. E qui Montalti avanza un’altra richiesta. «Sarebbe utile – dice – che a tutti i medici di base venisse consentito di poter certificare la messa in quarantena di una persona che presenta determinati sintomi, quelli che ormai conosciamo bene, e se proviene dai paesi esteri e dalle zone del nostro paese particolarmente esposte. L’importante è che lo possano fare dopo un semplice triage telefonico (cioè una visita al telefono, ndr) in modo da semplificare e snellire le procedure». —

F.C.

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