Sicurezza
Il Pd attacca il Comune «Il Daspo non serve Qui mancano i controlli»
PISTOIA. L’estensione del Daspo urbano anche fuori dal centro storico? La proposta del gruppo Fratelli d’Italia, ieri all’esame del consiglio comunale, è «solo uno specchietto per le allodole, che serve a coprire i veri problemi di ordine pubblico e l’incapacità ad affrontarli da parte della maggioranza che governa la città». Il giudizio arriva dal gruppo Pd, che in una conferenza stampa ha anticipato la sua posizione. Il capogruppo Walter Tripi e il consigliere Alvaro Alberti hanno sostenuto che, in 14 mesi, il Daspo nella sua forma attuale è stato applicato solo in 2-3 casi, citando i dati forniti alla commissione dal comandante della polizia municipale Sergio Bedessi (il gruppo FdI aveva parlato, nei giorni scorsi, di circa 22 casi). Insomma, un provvedimento di scarsa efficacia, che quindi appare inutile ampliare.
Viceversa, dei problemi di ordine pubblico ci sono eccome, secondo il Pd. Dagli atti di vandalismo in centro (vetrine danneggiate in varie strade del centro), alla mancanza di controlli continui davanti alle scuole, dalla sostanziale libertà di parcheggio concessa ai pistoiesi ormai da mesi, al blocco – affermano i due Pd – dei controlli di residenza, un’attività di routine che viene fatta di solito proprio dai vigili urbani.
Per non contare gli altri investimenti-simbolo del Comune, di cui si sono sostanzialmente perse le tracce: come la Stazione mobile della Pm da 80mila euro, ma che è difficile incontrare in città; oppure come i famosi sei vigili di prossimità (finanziati dalla Regione) che avrebbero dovuto affiancarsi ai colleghi per pattugliare le zone più delicate dal punto di vista dell’ordine pubblico, ma che non si sa se sono effettivamente al lavoro o meno.
«Ci sono elementi della maggioranza (Lega, ndr) che parlano di Far West – osserva Tripi – noi non diciamo questo, ma è vero che sta progressivamente venendo meno il presidio sul territorio. Siamo governati da una destra incapace di fare anche la destra: altro che Daspo. Dietro le parole, qui, non c’è niente». —
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