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Morto alla caserma Gamerra, sì a nuove indagini sul caso
La Procura sollecitata dalle parti civili verificherà se la vittima fosse in licenza Due imputati chiedono il rito abbreviato, mentre il terzo sceglie il dibattimento
PISA. Due imputati hanno chiesto di essere giudicati con rito abbreviato condizionato all’acquisizione di una consulenza tossicologica.. E la Procura di Pisa ha formalizzato un’integrazione delle indagini su sollecitazione delle parti civili riguardo all’esistenza o meno della licenza.
Sono i passaggi tecnici avvenuti ieri mattina davanti al giudice Eugenia Mirani (pm Sisto Restuccia) nel processo a carico di tre militari accusati di omissione di soccorso in concorso per la morte di Tiziano Celoni, 27 anni, residente a Gallese (Viterbo), avvenuta il 10 novembre 2017 in un letto della caserma Gamerra, la scuola di addestramento dei paracadutisti.
Ha scelto il dibattimento Fabio Tirrito, 36 anni, di Serravalle Pistoiese (avvocati Francesca Baregi e Gabriella Cirillo), mentre Alessio Fracassi, 27 anni, di Rosignano Marittimo e Augusto Simeoni, 31 anni, di Roma (entrambi difesi dall’avvocato Isabella Martini) vogliono essere giudicati sulla base degli atti convinti che loro innocenza possa essere dimostrata a livello documentale senza l’istruttoria testimoniale.
Nell’aula 3 al secondo piano del Tribunale di Pisa, ieri mattina, erano presenti i tre imputati e anche i genitori della vittima rappresentati dagli avvocati Muriel Petrucci e Max Giordano Marescalchi.
Volontario in ferma prolungata, effettivo al 185° reggimento artiglieri di Bracciano e parà aggregato al Capar (Centro addestramento paracadutismo) di Pisa per seguire alcuni corsi, Celoni era in abiti civili quando venne soccorso intorno alle 13,30.
Era un venerdì di novembre del 2017. Quello che era successo nelle ore precedenti venne poi svelato dall’autopsia e dall’esame tossicologico eseguiti dal medico legale Luigi Papi.
Alcol ed eroina in quantità sufficienti per perdere conoscenza.
Grave, ma non disperato. Un soccorso immediato, è la tesi dalla Procura di Pisa, gli avrebbe salvato la vita.
Ma l’allarme avrebbe significato rivelare gli eccessi della notte prima del decesso. Il possibile movente del silenzio di chi sapeva e ha taciuto.
Secondo la rappresentazione della Procura, Tirrito avrebbe chiesto aiuto ai due commilitoni per portare Celoni nella camerata alle 7 del mattino.
I tre lo lasciano sulla branda e se vanno. Solo alle 13,30 viene dato inutilmente l’allarme al 118.
Per le parti civili è importante sapere se Tiziano fosse o meno in licenza per ipotizzare un eventuale coinvolgimento per omesso o mancato controllo da parte dei vertici della caserma.
La prossima udienza si terrà alla fine del mese di marzo.
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