Sicurezza
Nove Alpi non cede: dieci licenziamenti
Ma l’azienda incontrerà nuovamente i sindacati che insistono sulla richiesta di esodi volontari e con incentivi
PISTOIA. L'azienda non ritira i licenziamenti. I sindacati intendono accettare solo gli esuberi su base volontaria con incentivo economico. È questo il punto della situazione nella crisi della azienda alimentare Nove Alpi di Ponte alla Pergola, dopo l'incontro di ieri tra i sindacati, Cgil e Cisl, e la proprietà, al tavolo tecnico che vedeva presente anche la Regione. . Per questo le parti si confronteranno nuovamente lunedì prossimo: tra le possibilità c'è quella di un accordo che, a fronte di un incentivo economico, porti 10 dipendenti dell'azienda specializzata nella produzione di alimenti senza glutine ad accettare volontariamente di lasciare il proprio impiego.
Ma se da parte di qualche lavoratore sembra emergere l'intenzione di procedere all'uscita volontaria, dalla Nove Alpi non arrivano segnali della volontà di scendere a un numero inferiore ai 10 esuberi.
A rendere difficile l'incontro tra le parti sono anche i tempi prospettati dall'azienda per l'erogazione degli eventuali incentivi economici all'esodo, che non verrebbero corrisposti interamente subito, ma dilazionati in due tranche.
«Il nostro auspicio – spiega Amedeo Sabato (Fai Cisl) – è che ci sia buon senso da parte di tutti. L'obiettivo è fare il massimo per trovare una soluzione che eviti di mettere sulla strada dalla sera alla mattina delle famiglie. Tra i lavoratori ci sono persone che hanno alle spalle più di dieci anni di servizio».
«Come sindacati – ricorda Francesco Ciervo (delegato Cisl Rsu) – abbiamo rinnovato la richiesta di ritirare i licenziamenti e di procedere solo su base volontaria. L'azienda ha ribadito ancora una volta di non voler accettare gli ammortizzatori sociali e questo dal punto di vista umano mi indigna: ci sono lavoratori che sono lì da anni e andrebbe dato loro un po' di tempo per trovare eventualmente un altro impiego. Credo che non accettando le nostre richieste l'azienda si stia comportando in maniera scorretta».
L'escalation della crisi della Nove Alpi parte nel giugno del 2019, quando l'azienda che ha sede in via Fiorentina e altri 4 stabilimenti a Pistoia si ritrova in una situazione difficile dal punto di vista finanziario. Viene aperto il tavolo con i sindacati e a luglio viene chiesta la cassa integrazione ordinaria.
A settembre la svolta: l'amministratore unico della Nove Alpi, Grazia Bolognesi, chiede il concordato preventivo. Inizialmente sono una trentina gli esuberi ipotizzati, mentre a dicembre, proprio sotto Natale, viene annunciata l'intenzione di procedere effettivamente con 17 licenziamenti.
A metà dello scorso gennaio è stato il consulente del lavoro che segue la ristrutturazione dell'azienda, Stefano Ometto, a rivelare la possibilità di scendere a dieci licenziamenti, come poi in realtà l’azienda ha fatto. —
Tommaso Artioli
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