Attenzione
«Noi in ritardo? In eredità avevamo un piano fallito e zero verifiche»
PISTOIA. Il consiglio comunale ha approvato solo nei giorni scorsi l’avvio del procedimento per il nuovo piano strutturale del Comune, il disegno a grandi linee di come dovrà essere la città nei prossimi 10-15 anni. Avendo fatto passare la data del 27 novembre 2019, l’attuale Regolamento urbanistico (cioé il piano di dettaglio della città) è scaduto. Ora cosa succede?
«Dobbiamo partite entro maggio con le procedure per il nuovo regolamento urbanistico, che ora si chiama piano operativo – risponde l’assessore all’urbanisitca Alessandro Capecchi – così avremo tempo fino al 30 giugno per il primo passo del nuovo Piano strutturale».
Restano i due anni trascorsi dall’insediamento della nuova giunta senza che si mettesse mano al nuovo piano operativo. I gruppi di opposizione hanno parlato di gravi ritardi, così anche una nota dell’associazione Palomar...
«A proposito di perdite di tempo: ai singoli esponenti politici presenti nell’associazione Palomar (la presidente è Daniela Belliti, ex vicesindaca, ndr) – replica Capecchi – che la precedente amministrazione si era incamminata verso l’ipotesi di un piano intercomunale. Ricordate l’idea della grande Pistoia? Ecco, hanno fatto solo due o tre riunioni, poi la cosa non ha avuto seguito. Inoltre la precedente amministrazione non aveva neanche svolto il monitoraggio del regolamento urbanistico, che è previsto pere legge».
L’altra critica, ripetutamente emersa nella discussione in consiglio comunale, è che il documento di avvio delle procedure per il Piano strutturale è molto generico e non contiene scelte, neanche di massima, sul futuro della città...
«Ma questa genericità è nella natura stessa del documento. Essere più specifici sarebbe stato un fuor d’opera. Le scelte concrete saranno contenute nel piano operativo».
Proprio il monitoraggio del regolamento urbanistico appena scaduto consente di dire che la carenza di spazi verdi e di servizi (necessari per raggiungere i cosiddetti “standard urbanistici”) sono rimasti gli stessi di quando il regolamento venne approvato. Come intende rispondere la attuale amministrazione a questo problema?
«È vero, mancano 50.000 metri quadri di servizi. Ma è difficile ipotizzare come possano essere realizzati non sapendo quali sono le indicazioni della Regione ad esempio sul cosiddetto “confine urbano” (che oggi può essere modificato solo in ben specifici casi, ndr). A seconda di come si interpretano queste norme, ci sarà maggiore o minore possibilità di intervenire». —
F.C.
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