Gioco
I licenziamenti scendono a 10 ma alla Nove Alpi continua la lotta
Ieri presidio per chiedere all’azienda di ritirare le richieste «Tagliano e contemporaneamente chiedono straordinari»
PISTOIA. Il consulente del lavoro che segue la crisi dell’azienda l’aveva dichiarato al “Tirreno” a metà gennaio: «Per salvare la Nove Alpi dalla chiusura potrebbero bastare 10 licenziamenti». Bene, ci siamo arrivati: se quelli annunciati la vigilia di Natale erano stati 17, ora tra ricollocamenti, esodi volontari e altro, si parla di 10-12 licenziamenti nell’azienda di Ponte alla Pergola specializzata in prodotti alimentari senza glutine.
Ma i lavoratori della Nove Alpi (73 in tutto, non 89 come erroneamente detto all’inizio della vicenda)non si smuovono e continuano a chiedere il ritiro dei licenziamenti, 17 o 10 che siano, e l’apertura di una discussione sulla base di un piano industriale credibile. È per questo che ieri in via San Pierino Casa al vescovo si è svolto un presidio sindacale, durante le due ore di sciopero indette dai sindacati Cgil Cisl e Uil.
«Le persone qui hanno paura di perdere il posto di lavoro – sostiene Francesco Cervo, delegato sindacale della Cisl – quando non arriva lo stipendio in una famiglia di operai, è drammatico. Noi non neghiamo che possano esserci delle difficoltà. Ma allora l’azienda ritiri i licenziamenti, avvii una cassa integrazione straordinaria per un anno e allora si valuteranno meglio gli effettivi esuberi di cui c’è bisogno».
Anche perché c’è un particolare che non torna ai lavoratori che ieri erano a presidiare la loro azienda. «Il lavoro c’è, lo vediamo – dice Catia Schiavone, assunta da 15 anni – d’altra parte ci chiedono di fare gli straordinari il sabato. E allora perché i licenziamenti? É poi non ci sono solo quelli: ogni mese riscuotere è una fatica (i dipendenti della Nove Alpi, dicono, devono ancora ricevere il conguaglio dello scorso mese, ndr), ma con quei soldi ci dobbiamo mangiare e pagare le bollette».
Angela Migliore, 45 anni, da 16 lavora alla Nove Alpi. A casa ha un bambino piccolo che l’aspetta. Mentre prepara lo striscione per il presidio sorride, ma dentro nasconde tanta amarezza. «Il clima che si respira in azienda non è buono – dice – da quando, era la vigilia di Natale, sono arrivate quelle lettere che, reparto per reparto, indicavano quante persone sarebbero dovute andare via. In totale 17». Che Natale abbiano passato i lavoratori della Nove Alpi è facile immaginarlo.
« Siamo arrabbiati e delusi – continua Angela – con la titolare ci avevamo parlato e avevamo chiesto che ci tenesse informati, avevamo chiesto la loro disponibilità ad affrontare insieme le difficoltà. Non ci hanno fatto sapere nulla e all’improvviso sono arrivate le lettere».
Dallo sciopero più presidio di ieri arriva la richiesta all’azienda di giocare a carte scoperte, mostrando il piano industriale e sottoponendosi al confronto con i rappresentanti dei lavoratori.
Martedì potrebbe essere un’occasione importante: le parti si vedranno per la cosiddetta “procedura di raffreddamento” prevista in caso di licenziamenti. Alla Nove Alpi verrà chiesto nuovamente conto dei propri progetti per il futuro. A settembre l’amministratore unico Grazia Bolognesi aveva chiesto di accedere ad un concordato preventivo ma il relativo piano industriale non è stato ancora esaminato dal tribunale.
Intanto attorno all’impresa di Ponte alla Pergola si muove anche la politica. Ieri al presidio era presente il consigliere regionale Pd Marco Niccolai. Mentre il sindaco Alessandro Tomasi, in una nota, « ha condiviso le preoccupazioni dei dipendenti, che da mesi lavorano senza alcuna ripercussione sulla produzione nonostante la situazione di incertezza». —
Fabio Calamati
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