Gioco
Maltrattò il marito fino a causarne la morte: condanna a 18 anni confermata in appello
Pistoia, riconosciuta colpevole anche in secondo grado Bogdana Marinova Vesselinova, vedova dell’ex vigile del fuoco Antonio De Witt
PISTOIA. Probabilmente i giudici hanno ritenuto che anche quell’ultima dimostrazione della sua totale indifferenza, l’aver abbandonato il marito a morire in preda a un infarto sul pavimento della camera da letto, possa essere considerato non un reato a sé ma solo l’ultimo di una lunga serie di maltrattamenti. La certezza ci sarà solo con il deposito delle motivazioni, fra sessanta giorni. Fatto sta che la Corte d’assise d’appello di Firenze ha confermato ieri la condanna a 18 anni di reclusione, per maltrattamenti aggravati dalla morte, che in primo grado era stata inflitta a Bogdana Marinova Vesselinova, la 52enne di origini bulgare vedova dell’ex vigile del fuoco pistoiese Antonio De Witt Molendi.. Una sentenza accolta con delusione dal difensore dell’imputata, l’avvocato Alessandro Mencarelli, in quanto arrivata dopo che lo stesso consulente tecnico nominato dalla corte per chiarire le cause del decesso aveva sposato in pieno quella che era la tesi difensiva: pressoché impossibile dimostrare un eventuale rapporto causa-effetto tra lo stress provocato dai maltrattamenti subiti nel tempo e la morte; assai più probabile che l’infarto fatale sia stato conseguenza delle malattie cardiache presenti da anni; tuttavia, qualora i soccorsi fossero stati chiamati tempestivamente e non dopo ore, Antonio De Witt avrebbe avuto elevate probabilità di sopravvivenza.
Proprio per questo, secondo la difesa, l’imputata avrebbe dovuto essere eventualmente condannata per due reati distinti: maltrattamenti semplici e abbandono di persona incapace, per i quali il codice penale prevede pene sensibilmente più basse.
«Sicuramente faremo ricorso in Cassazione – ha annunciato l’avvocato Mencarelli – Il consulente nominato dalla corte per capire quali fossero le cause del decesso ha sostenuto che l’infarto non fu conseguenza dei maltrattamenti. E che se i soccorsi fossero stati chiamati subito probabilmente il De Witt si sarebbe salvato. L’unica spiegazione perciò è che i giudici abbiano ritenuto che anche l’abbandono, da cui è derivata la morte, debba rientrare fra i maltrattamenti. Ma per il reato di abbandono di incapace c’è una norma ad hoc...».
In oprimo grado, i giudici della Corte d’assise, avevano accolto in pieno la tesi del pm Giuseppe Grieco, riconoscendo anche l’aggravante della recidiva, per quell’anziano che, tra il 2007 e il 2008, a Poggibonsi, fu vittima di maltrattamenti da parte della Marinova, la sua badante esta era la sua badante: un reato per il quale (assieme a quello di estorsione) la donna finì addirittura in carcere e per il quale patteggiò la pena di un anno e 10 mesi di reclusione davanti al tribunale di Siena. Una maltrattante seriale l’aveva perciò definita il pubblico ministero.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
