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Picco di tumori, l’Asl cerca chi ha vissuto a Casalguidi e Cantagrillo in anni passati
Il dottor Cipriani: vogliamo capire se persone che hanno abitato in questi territori hanno avuto problemi di salute
CASALGUIDI. Le analisi non si fermano. Presto (più o meno intorno alla metà di febbraio) l’esito dell’indagine epidemiologica – portata avanti dall’Asl Toscana Centro per provare a comprendere l’origine del picco di tumori rari a Casalguidi e Cantagrillo – sarà reso noto. Ma intanto l’Asl ha deciso di allargare il campo delle verifiche. D’altronde il problema di un “cluster” di tumori (sette casi concentrati in un’unica area, neppure troppo estesa) è di fronte agli occhi di tutti. E gli abitanti di Casalguidi continuano a chiedersi quale sia l’origine di quei sarcomi dei tessuti molli. E la paura cresce. Da una parte, allora, l’Asl ha avviato l’indagine epidemiologica che consiste, in sostanza, in una serie di interviste rivolte nei confronti di tutti quei pazienti, già identificati, affetti dalla patologia. Ma se l’indagine sarà estesa anche ad altre zone (come il Pistoiese e il Pratese), il focus resta sempre lo stesso, ovvero lì dove tutto è cominciato: a Casalguidi e Cantagrillo. E, proprio in questa direzione, a breve, comincerà il campionamento nelle case dei familiari di quelle persone che hanno contratto il sarcoma dei tessuti molli. Ma non solo. . «Sarà svolto un lavoro approfondito – spiega il dottor Francesco Cipriani, direttore dell’Unità funzionale epidemiologica dell’Asl – ricostruendo chi abbia vissuto nelle zone di Casalguidi e Cantagrillo, negli anni addietro. Quello che vogliamo capire, infatti, è se alcune persone che siano entrate e uscite da questo territorio abbiano poi riscontrato problemi di salute. La nostra, insomma, vuole essere una valutazione sull’incidenza della malattia oggetto dell’indagine e pure se siano sorte patologie di altra natura. Questo ulteriore tassello potrebbe aiutarci ad avere un quadro più completo».
Ma non solo. Un altro aspetto su cui l’Asl si concentrerà è l’acqua. «Il percorso – sottolinea il dottor Cipriani – in collaborazione con il Comune di Serravalle Pistoiese e Publiacqua, attuale gestore del servizio idrico, vogliamo ricostruire lo stato esatto dell’acqua che i cittadini bevevano prima del 2002. Per capire, insomma, che tipo di acqua arrivasse in quelle zone, quando l’acquedotto era ancora gestito dal Comune. Publiacqua, dal canto suo, fornirà le mappe e, alla fine, incrociando tutte le informazioni, contiamo di riuscire a ottenere un quadro completo».
Al tempo stesso, l’Asl Toscana Centro ha chiesto ad Arpat, l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente, la revisione di tutti i dati della discarica del Cassero.
«Si tratta di dati nella norma – specifica il dottor Francesco Cipriani – ma abbiamo chiesto ad Arpat di esprimere un giudizio su questi numeri. Il nostro obiettivo, insomma, è quello di non lasciare niente d’intentato per provare a comprendere l’origine del cluster di sarcomi dei tessuti molli. Il risultato non è scontato, ma noi ci stiamo provando».
E l’esito di tutte queste verifiche – fa sapere il dottor Cipriani – sarà di volta in volta divulgato alla cittadinanza perché sia messa al corrente dell’operato dell’azienda sanitaria.
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