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Fu rapinato dell’orologio: arrestati i due banditi inchiodati dalle impronte
PISTOIA. Al volante della sua Audi rossa, era stato seguito lungo i viali fiorentini, fin dentro il garage condominiale. E quando era sceso dall’auto per aprire il suo box, uno dei due rapinatori – casco integrale calzato in testa – lo aveva aggredito e scaraventato a terra, per poi dileguarsi in sella allo scooter guidato dal complice con il bottino: l’orologio Zenith in oro giallo che il 46enne pistoiese aveva al polso.
Era il pomeriggio del 3 aprile scorso. Ieri mattina, i poliziotti della Squadra mobile fiorentina hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal gip per i due banditi: Luigi Matarese, 29 anni, è stato arrestato nella sua abitazione di Napoli; Ciro Oliviero, 43 anni, residente a Portici, si trovava invece già in carcere in Olanda per un’altra causa.
Oltre alle immagini delle telecamere della videosorveglianza cittadina e di quelle del garage in cui è stata compiuta la rapina, a tradire i due sono state le impronte digitali lasciate sui biglietti dell’autostrada percorsa per arrivare da Napoli a Firenze e ritorno, a bordo del furgone con cui si erano addirittura portati dietro lo scooter utilizzato per mettere a segno il colpo.
Le indagini degli investigatori sono partite dalle immagini registrate dal sistema di videosorveglianza del palazzo di via Landini mentre Ciro Oliviero rapinava il 46 di Pistoia: si vede il bandito che si nasconde dietro una colonna e aspetta che la vittima apra il portello del box auto prima di saltargli addosso e strappargli l’orologio dal polso dopo averlo scaraventato a terra. I poliziotti hanno poi esaminato le registrazioni della videosorveglianza cittadina, che avevano immortalato i due banditi in scooter sia mentre seguivano la vittima sia quando fuggivano dopo la rapina, sfrecciando nel traffico di Firenze. Per poi caricare lo scooter su un furgone che imboccava l’autostrada a Scandicci e usciva nella notte a Napoli Nord.
La Squadra mobile è riuscita così a recuperare i biglietti autostradali, su cui hanno trovato un’impronta digitale appartenente a Luigi Matarese e una di un altro uomo (quello alla guida del furgone) sempre originario di Napoli, del 1984, entrambi già noti alle forze di polizia per reati di eguale natura. Le perquisizioni a Napoli nella abitazioni dei due indagati hanno consentito poi di trovare degli indumenti corrispondenti a quelli indossati dai rapinatori e immortalati dai sistemi di videosorveglianza di Firenze. —
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