Il Tirreno

Pistoia

violenza sulle donne 

L’associazione anti-discriminazione querela il rapper mascherato Junior Cally

Massimo Donati

Istigazione a delinquere e vilipendio i principali reati ipotizzati per i testi delle canzoni del criticato cantante romano

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pistoia. Istigazione a delinquere, vilipendio della Repubblica e delle istituzioni, diffamazione, minacce: sono questi i reati ipotizzai nella querela che l’Associazione Anna Maria Marino ha sporto in questura a Pistoia nei confronti di Junior Cally, il rapper che, tra i 24 “Big” in gara al Festival di Sanremo 2020, è da settimane al centro delle critiche e delle polemiche per una canzone pubblicata alcuni anni fa, intitolata “Strega”.

A presentarsi davanti ai poliziotti della Squadra mobile, l’avvocato pistoiese Consuelo Cecconi, presidente dell’associazione – diffusa in tutta la nostra provincia e anche a Prato – che è in prima fila, con i suoi sportelli, nella lotta alla discriminazione di genere. E di cui è fondatore e presidente onorario il magistrato montecatinese Jacqueline Magi, alla cui madre, sindacalista e partigiana, l’associazione è intitolata.

Nel mirino dell’associazione, si spiega nella querela, che adesso verrà trasmessa alla procura delle Repubblica, ci sono “la violenza, la discriminazione e le minacce contenute in alcuni testi di Junior Cally, in particolare nella canzone dal titolo Strega... Merita in questa sede riportare alcuni passaggi della canzone da ritenersi lesivi ed offensivi di plurimi interessi giuridici protetti e tutelati dal nostro ordinamento, oltre a recare offesa alle donne vittime di gravi fatti di sangue”.

Nelle scorse settimane da più parti è stata criticata la decisione della Rai di far partecipare Junior Cally, al secolo Antonio Signore, al Festival (con un brano, tra l’altro, per nulla in discussione...) ma il direttore artistico e conduttore Amadeus, e ha deciso di confermare la presenza del rapper romano in gara.

«Abbiamo ritenuto che un servizio pubblico non può istigare alla violenza – spiega l’avvocato Consuelo Cecconi – È un fatto estremamente grave. Qui non è una questione di libertà di pensiero. I testi di questo rapper sono un vero e proprio incitamento alla commissione di reati. Il disagio è stato espresso migliaia di volte attraverso la musica da persone di grande levatura culturale, che rappresentano un punto di riferimento per la cultura moderna: penso al Nobel conferito a Bob Dylan, che certamente non parla di una società, di un mondo perfetto, anzi. Come associazione riconosciamo un valore assoluto a quel mezzo di espressione che è la musica moderna. Ma qui si parla dell’espressione di una totale, completa assenza culturale. Ciò che emerge in questo brodo primordiale di scempiaggine sono soprattutto queste incitazioni alla violenza, contro le donne e anche contro lo Stato, l’Italia, i poliziotti. È l’esaltazione della non cultura e della violenza. Non è libera manifestazione del pensiero, questo e marketing».

E l’associazione critica anche il servizio pubblico televisivo: «Non si può dare dignità di parola a chi fa strame delle donne, a chi le considera mero oggetto di pulsioni violente: è inaccettabile». —

Massimo Donati

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di Redazione web