Toscana
Il museo e la linea storica
Il direttore della Fondazione Fs Luigi Cantamessa spiega perché Pistoia può essere la vera capitale italiana del turismo ferroviario
PISTOIA. Perché proprio a Pistoia il Ministero dei beni culturali e la Fondazione Fs hanno deciso di festeggiare l’apertura dell’Anno del treno turistico? In fondo di linee ferroviarie storiche è ricco il paese e la stessa Fondazione Fs ha la sua base operativa a Pietrarsa, tra Napoli e Portici.
Una risposta chiara l’ha fornita il padrone di casa della prima parte della giornata di ieri, cioè il direttore della Fondazione Fs (che gestisce il Deposito rotabili storici) Luigi Cantamessa.
Il turismo ferroviario, turismo “slow” per eccellenza, ha bisogno di tre ingredienti, che secondo Cantamessa, a Pistoia (e non da altre parti) si ritrovano tutti.
Il primo: un museo di rotabili storici, che non sia un accumulo di oggetti polverosi ma che viva dell’attività quotidiana di manutenzione dei vecchi convogli e delle locomotive d’epoca. Il secondo: un itinerario. E la Porrettana, nata tra il 1852 e il 1864 grazie all’accordo tra il granduca di Toscana e gli altri stati confinanti dell’epoca, lo è sicuramente. Lungo i binari di quello che – tra l’altro – è un capolavoro ingegneristico, si snodano i piccoli centri della montagna pistoiese, cornice di un museo diffuso tra i più suggestivi d’Italia come è appunto l’Ecomuseo della montagna, capace di mettere a contatto i turisti con i costumi, la cultura, l’economia e la vita quotidiana delle genti che vissero (e in parte ancora vivono) l’Appennino.
Terzo elemento, occorre che il turismo tradizionale sia sazio e stufo delle città – simbolo prese d’assalto quotidianamente e che cerchi quindi alternative e ricchezze nascoste da scoprire.
«A Pistoia – ha concluso Cantamessa – c’è tutto questo, tutto insieme, e quindi l’Anno del treno turistico non poteva essere meglio inaugurato».
L’ingegnere alla guida della Fondazione Fs ha poi ripercorso brevemente la storia degli ultimi due secoli di collegamenti ferroviari interappenninici, sottolineando come la ferrovia Porrettana, al suo apparire, abbia consentito un taglio dei tempi di percorrenza tra la Toscana e l’Emilia paragonabile a quello che in questi anni è stato ottenuto grazie alle linee ad alta velocità. Ma l’avvento dei Frecciarossa è stato una vera e propria «nemesi storica» per la linea Porrettana, che proprio grazie all’esistenza di un servizio moderno e veloce può ritagliarsi – e ha già iniziato a farlo, per la verità – un ruolo nuovo di strumento di scoperta di comunità locali fuori dai giri consueti, di bellezze naturali altrimenti trascurate, di bacini di bellezza e di cultura non raggiungibili in altro modo dai turisti.
Un “turismo slow” che ha comunque numeri interessanti, se si pensa che ogni convoglio della Porrettana Express porta in montagna 250 persone. Un potenziale carburante economico per le attività economiche locali che non può essere trascurato. –
F. C.
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