Il Tirreno

Pistoia

il caso 

A vuoto anche l’asta bis, nessuna offerta per rilevare il cantiere dell’ex Breda est

Fabio Calamati

Respinta richiesta di Iccrea di bloccare il procedimento e rivedere le stime dei beni in vendita. Ora attesa per un terzo bando 

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PISTOIA. Nessuna offerta. Proprio come il 21 ottobre dell’anno scorso. Nessuno si è fatto avanti per acquistare il cantiere delle aree ex Breda, fermo ormai da quattro anni dopo la crisi e il fallimento della Giusti per l’edilizia. Nell’ufficio del notaio fiorentino Vincenzo Gunnella, ieri, non è entrato nessuno con l’assegno in mano, né per la cifra a base d’asta, cioè 10 milioni 120.000 euro né per la cosiddetta “offerta residuale” da 8 milioni e centomila.

Per il momento, quindi, rimane senza un nuovo proprietario l’insieme dei beni immobili della Giusti per l’edilizia riuniti in un unico lotto dalle due aste susseguitesi in tre mesi. Un lotto unico che, lo ricordiamo, comprende innanzitutto il nuovo albergo cinque stelle destinato alla catena Hilton e quasi completato prima che i lavori si fermassero; poi il gigantesco parcheggio sotterraneo da 800 posti auto, questo realizzato solo parzialmente; infine le previsioni per alloggi, uffici e spazi commerciali sia sopra il parcheggio che nelle altre aree ancora libere, dove dovrebbero essere realizzate anche due piazze e la strada centrale di collegamento, la cosiddetta “spina”.

A realizzare tutto questo aveva iniziato la Giusti per l’edilizia, vincitrice a suo tempo del bando che il Comune di Pistoia pubblicò. Ma l’azienda dei fratelli Giusti (che aveva già portato a termine il recupero della parte ovest dell’area ex Breda) è incappata in una gravissima crisi finanziaria dalla quale neanche un maxi rifinanziamento delle banche è riuscito a strapparla. Il risultato, come detto, è stato lo stop dei lavori nel 2016 e il fallimento nel 2018.

Ieri, in realtà, una novità è emersa: la mossa di uno dei principali creditori, l’istituto Iccrea (banche di credito cooperativo), che nei giorni scorsi ha fatto istanza al giudice delegato Sergio Garofalo per bloccare l’asta, chiedendo una rivisitazione dei prezzi dell’area, i dieci milioni insomma, a causa di una valutazione delle fidejussioni difforme da quella adottata dai curatori fallimentari. Richiesta – è emerso ieri – respinta.

Ora la palla torna di nuovo in mano ai curatori fallimentari, Silvio De Lazzer e Manuela Olastri. Dietro le quinte dell’asta, anche in queste settimane hanno continuato a muoversi diversi soggetti comunque interessati ma evidentemente convinti che il prezzo sia ancora troppo alto. E allora è possibile che si arrivi ad un terzo bando, con una riduzione del prezzo che non c’era stato dal primo al secondo bando.

Spettatore interessato, ovviamente, il Comune, che – ha già spiegato – se non saltasse fuori un privato interessato a riprendere il cantiere, non avrebbe altra scelta che quella di procedere all’incasso delle fidejussioni e con quelle realizzare le opere pubbliche (in primis il completamento del parcheggio) che ancora mancano. Oltre, naturalmente, a ripianificare l’area, dando molto più spazio al verde. —

Fabio Calamati

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