Sicurezza
Il pozzo è inquinato da cloruro di vinile e il Comune vieta di bere e usare l’acqua
L’area interessata è compresa entro un raggio di 300 metri a nord e 500 metri a sud dell’ex discarica di Bulicata
pistoia. Ancora cloruro di vinile. Questa volta a Pistoia e, per la precisione, nei dintorni della ex discarica di Bulicata, a Chiazzano, inaugurata quasi una trentina d’anni fa, ma ormai chiusa da diverso tempo.
E l’amministrazione comunale (su proposta dell’Asl Toscana Centro) corre (per quanto possibile) ai ripari con un’ordinanza cautelativa che vieta l’uso dell’acqua in un’area compresa entro un raggio di 300 metri a nord e 500 metri a sud della discarica.
Significa, in sostanza, che i proprietari dei pozzi privati (che si trovano nella zona individuata dall’ordinanza) non possono usare l’acqua per bere, preparare cibi, lavare le stoviglie e pure per l’igiene personale e della casa.
Secondo quanto spiegato dal Comune di Pistoia, la contaminazione è stata rilevata in uno dei pozzi di controllo (i cosiddetti piezometri) della ex discarica di Bulicata. E da lì la macchina si è messa in moto. «Le verifiche hanno fatto seguito a quanto concordato in uno specifico incontro tecnico richiesto a diversi enti competenti (Asl, Arpat, Regione Toscana) – prosegue il Comune – per acquisire valutazioni tecniche e proposti di provvedimenti in merito alla contaminazione riscontrata».
Il Tirreno, intanto, ha contattato Andrea Poggi, direttore tecnico di Arpat, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana.
«Confermo che la quantità di cloruro di vinile riscontrata in uno dei cinque pozzi per il monitoraggio della ex discarica di Bulicata è superiore al livello consentito – spiega il direttore – Ribadisco che soltanto un piezometro ha evidenziato la presenza della sostanza e che, perlomeno dalle prime verifiche, le cause non sembrano direttamente attribuibili alla discarica di Chiazzano. E per trovare la fonte dell’inquinamento servono ancora altre verifiche».
Che – secondo quanto spiegato dal suo direttore tecnico – per il momento non farà Arpat, perché «impegnata su molti fronti». Ma – sottolinea il dottor Poggi – sarà l’Asl a portare avanti delle verifiche anche nei pozzi limitrofi. Per definire con maggiore precisione se la contaminazione riguardi pure le acque circostanti.
Intanto il Comune si è mosso con un’ordinanza cautelativa per impedire il consumo dell’acqua dei pozzi privati nel perimetro individuato dagli enti competenti. Ma la paura, purtroppo, resta. E non se ne andrà perlomeno fino a quando non saranno accertate le cause della presenza di cloruro di vinile, sostanza cancerogena, in un pozzo di Chiazzano. Evitare di berne e consumare l’acqua, in questa fase, è l’unica contromisura da prendere. –
Martina Trivigno
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