Toscana
La Cgil: quei licenziamenti sono un ricatto. E ora la Fondazione Marini è dimezzata
Pistoia, il segretario Gioffredi: «Chiesto un incontro, non ci hanno risposto. Neanche l’azienda più retriva si comporta così»
PISTOIA. «Superflui e inutili». E dunque licenziati. Lei dopo 26 anni di lavoro alla Fondazione Marino Marini, lui dopo 15. Ambra Tuci e Francesco Burchielli hanno partecipato ieri alla conferenza stampa della Cgil sulla drammatica svolta impressa dalla Fondazione Marini al braccio di ferro con la città sulla sorte del museo che porta il nome del maggiore artista pistoiese del secolo scorso. La svolta è datata venerdì 17 e porta la firma del presidente della Fondazione Paolo Pedrazzini, che senza coinvolgere il consiglio di amministrazione (di cui è membro il sindaco Alessandro Tomasi, che non è stato neanche avvertito) ha licenziato la metà degli attuali dipendenti della Fondazione.. Cacciati Ambra Tuci, responsabile eventi e dipartimento educativo e Francesco Burchielli, responsabile degli archivi e della collezione. Come dire il cuore pulsante del museo di corso Silvano Fedi. Restano per il momento al lavoro la direttrice Maria Teresa Tosi, che la Fondazione l’ha creata ma che al momento è in malattia ed una dipendente part time che è arrivata due anni fa. Da novembre 2018 il presidente della Fondazione Paolo Pedrazzini sta lavorando al progetto di trasferimento delle opere d’arte di Marino Marini conservate a Pistoia in nuovi spazi a Firenze legati al museo Marini esistente nel capoluogo regionale. Per il momento sono state congelate le attività didattiche e collaterali.
I due licenziamenti sono un colpo mortale per l’attività del museo pistoiese. La lettera di Pedrazzini li mette in diretto collegamento con l’apposizione, da parte della Sovrintendenza ai beni artistici, il 3 dicembre, del vincolo pertinenziale sulle opere di Marino Marini custodite a Pistoia. Vincolo che impedisce il progetto di trasloco delle opere.
«La lettera – spiega il segretario provinciale della Cgil Daniele Gioffredi - lascia intendere che i due licenziamenti possono essere riconsiderati se il vincolo (sul quale esiste un ricorso al Tar della stessa Fondazione, ndr) venisse rimosso. È una posizione del tutto priva di sensibilità, strumentale e ricattatoria. Neanche l’azienda più retriva si comporta così: al limite si poteva attendere la decisione del Tar e poi annunciare i licenziamenti». Non solo. «Dopo aver saputo dei licenziamenti – continua Gioffredi – abbiamo cercato un contatto con la Fondazione e chiesto un incontro. Non ci hanno neanche risposto».
Insomma, un comportamento senza precedenti, secondo il sindacato, che sul licenziamento dei due dipendenti della Fondazione – alla conferenza stampa di ieri ha partecipato anche Luisella Brotini, segretaria provinciale della Filcams Cgil – annuncia già che darà battaglia con tutti gli strumenti a disposizione. I provvedimenti saranno quindi impugnati. «Ma non ci fermeremo qui» assicura Brotini.
«Siamo amareggiati per l’epilogo di questa vicenda – sintetizza Ambra Tuci – sentirsi dire che siamo superflui, quando solo nel luglio 2017 ci era stato riconosciuto un passaggio di livello, ci pare incredibile. E tutto in nome di un progetto che nessuno di noi ha neppure mai visto».
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