Attenzione
Sfrattati dalla parrocchia. Ivo e Ina: "Siamo disperati"
La coppia ha provato a parlare con la curia, "ma non ci hanno mai risposto". Problemi economici e di salute hanno causato una situazione di morosità
PISTOIA. Non occorre avere la pelle di un altro colore o arrivare in Italia su un barcone per toccare il fondo. A volte basta semplicemente essere italiano, avere poca salute, dei figli e una notevole dose di sfortuna. Oltre a non avere un lavoro. Quella di Ivo e Ina è una storia come tante. Prima un lavoro, una casa, i figli piccoli. Poi quel lavoro viene perso e da lì tutto inizia a precipitare. Fino allo sfratto che arriva direttamente dal loro parroco. Ivo e Ina vivono con i due figli nella canonica della piccola e graziosa parrocchia di San Martino di Iano, un paesino sulla collina pistoiese di appena trecento anime. Vivono lì dal 1992, quasi trent’anni oramai, da quando l’allora vescovo di Pistoia, Simone Scatizzi, aprì loro la porta della canonica. «Noi eravamo contenti – racconta Ina Aiello – avevamo i bimbi piccoli, mio marito lavorava e pagavamo l’affitto. Eravamo ministri straordinari, facevamo catechismo, ci occupavamo del coro, delle messe e di tutto ciò che riguardava la chiesa».
Poi però nel 2005 Ivo perde il lavoro, ma fino al 2010 riesce a pagare l’affitto con qualche occupazione saltuaria. «Don Giacomelli, il nostro parroco, ci disse di scrivere una lettera alla Curia per spiegare la nostra situazione e chiedere di poter svolgere alcuni lavoretti in canonica e in chiesa invece di pagare un affitto che non potevamo più permetterci – spiega Ivo Basile – Nessuno ci ha risposto e don Giacomelli ci disse che chi tace acconsente». Da lì la coppia si impegna come può, prendendosi cura della parrocchia, pulendo la chiesa e il giardinetto dinnanzi. Incontrano prima il vescovo Mansueto Bianchi e poi l’attuale vescovo Fausto Tardelli. «Entrambi ci tranquillizzarono», spiegano Ivo e Ina.
Nel frattempo Ivo continua a cercare lavoro ma non riesce a trovare un’occupazione fissa. Si arrangia come può: lavora come imbianchino, in un’agenzia interinale, come addetto alla sicurezza. La moglie, che in passato aveva avuto degli impieghi saltuari, non riesce più a lavorare a causa di problemi di salute. Nel frattempo anche la figlia ha problemi e viene ricoverata in ospedale. Il figlio perde il lavoro dopo dieci anni di impiego in un call center. Due anni fa la situazione comincia a precipitare. «Arriva qui un nuovo parroco, don Maurizio Andreini – spiega Ivo – Un giorno è venuto a casa nostra insieme al vicario don Patrizio Fabbri chiedendoci come mai non pagavamo l’affitto e noi gli abbiamo spiegato la situazione. Il vicario era dalla nostra parte e noi eravamo tranquilli. Ho detto loro che, non appena avessi trovato un lavoro stabile, avrei ricominciato a pagare l’affitto, come avevo fatto anni prima».
Poi, improvvisamente, un fulmine in un cielo già tutt’altro che sereno. «Ci arriva una lettera da don Andreini in cui ci viene chiesto di pagare l’affitto mensile, circa 200 euro, oltre a 5mila euro di arretrati per gli affitti non versati – spiegano i due coniugi – Qualche giorno fa è arrivato a casa nostra l’ufficiale giudiziario per lo sfratto e il prossimo 18 febbraio dovremo presentarci dinanzi al giudice». Ivo e Ina sono disperati. Cosa faranno adesso? Dove andranno loro ed i figli? «Abbiamo provato a parlare con la curia, abbiamo scritto al vicario e al vescovo ma non ci hanno mai risposto, abbiamo contattato anche la Caritas».
Sulla delicata questione dello sfratto che ha investito la famiglia composta da Ivo Basile, dalla moglie Ina e dai due figli, la diocesi di Pistoia per il momento non si è pronunciata. “Il Tirreno”, subito dopo aver raccolto la testimonianza dei due coniugi, ha contattato l'ufficio stampa della diocesi per avere spiegazioni dettagliate in merito alla vicenda e soprattutto per cercare di capire come si muoverà la parrocchia nei prossimi giorni, anche alla luce dell'imminente udienza del prossimo 18 febbraio, ma ad oggi non è pervenuta alcuna risposta. Per cui siamo obbligati a pubblicare soltanto la protesta della famiglia sfrattata.
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