Il Tirreno

Pistoia

Museo Marini, due lettere di licenziamento: ora si teme che siano le prime di una serie

Martina Trivigno
I dipendenti della Fondazione davanti alla sede (foto Gori)
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I dipendenti della Fondazione davanti alla sede (foto Gori)

Dipendenti mobilitati contro la Fondazione che motiva i provvedimenti con la formula del giustificato motivo oggettivo

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PISTOIA. Quello che tanti temevano si sta avverando. La Fondazione Marino Marini ha già spedito due lettere di licenziamento – per giustificato motivo oggettivo – ad altrettanti dei suoi dipendenti. Ma il timore, ora, è che ne arrivino altre. «La Fondazione ritiene superflua e inutile la sua posizione lavorativa – si legge nella missiva inviata tramite raccomandata ai lavoratori e datata 15 gennaio 2020 – e quindi procede, suo malgrado, alla soppressione della stessa posizione dalla quale consegue il suo inevitabile licenziamento». Poche parole, dure e fredde come l’acciaio, che colpiscono nel profondo chi ha dedicato tanti anni di lavoro, trascorsi tra le mura di Palazzo del Tau, al museo Marini di Pistoia.

Tutto è cominciato il 16 dicembre dello scorso anno, quando il cda della Fondazione Marino Marini ha deciso di sospendere, a tempo indeterminato, ogni attività svolta all’interno di Palazzo del Tau (dalla vigilia di Natale anche il sito web è fermo). Il motivo di questa decisione è da ricercare – secondo le spiegazioni del presidente Paolo Pedrazzini – nella “oggettiva impossibilità di portare a compimento il già programmato progetto di valorizzazione delle opere del maestro Marini attraverso l’integrazione delle attività della stessa Fondazione Marino Marini con quelle della Fondazione Marini San Pancrazio di Firenze”. Che tradotto significa, in sostanza, il trasferimento delle opere dal museo di corso Silvano Fedi a Firenze, operazione che segnerebbe la scomparsa, a Pistoia, del museo dedicato a Marino.

Ci ha pensato la Soprintendenza, intanto, ad apporre il cosiddetto vincolo pertinenziale, legando le opere, in questo modo, in maniera indissolubile alla città di Pistoia. Anche se la Fondazione Marini non ci sta e considera il provvedimento “del tutto illegittimo ed in primis viziato da grave eccesso di potere”. E proprio sulla base di queste stesse argomentazioni, la Fondazione Marini ha impugnato il provvedimento e ha fatto ricorso al Tar.
In attesa che la giustizia amministrativa si pronunci, l’opinione pubblica si è mobilitata per difendere Marino Marini e le sue opere. Ora, però, si aggiungono anche i posti di lavoro a rischio, mentre la vicenda assume i contorni non più soltanto di un’eventuale perdita culturale, ma anche di un dramma umano. Anche se – specifica la Fondazione Marini – «qualora il vincolo pertinenziale dichiarato dal Ministero per i beni e le attività culturali venisse in futuro meno e il progetto d’integrazione delle attività della Fondazione Marino Marini con quelle della Fondazione Marini San Pancrazio di Firenze fosse conseguentemente riavviato, ci impegniamo a rivalutare la possibilità di un reimpiego nell’ambito della nuova organizzazione». La sostanza, tuttavia, non cambia e per oggi è stata organizzata una conferenza stampa. Dove a parlare saranno proprio i dipendenti.

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