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«Per salvare la Nove Alpi dalla chiusura potrebbero bastare 10 licenziamenti»
Parla il consulente che sta portando avanti il piano di ristrutturazione dell’azienda che produce alimenti senza glutine
PISTOIA. I licenziamenti annunciati sono 17, ma potrebbero ridursi a 10, massimo 13. A chiarire alcuni aspetti nella vicenda della crisi della Nove Alpi di via Fiorentina è Stefano Ometto, il consulente del lavoro che sta portando avanti il piano di ristrutturazione della società.
L’azienda pistoiese, specializzata nella produzione di alimenti senza glutine, ha comunicato l’intenzione di procedere con 17 esuberi e martedì scorso non ha preso parte al tavolo dell’unità di crisi convocato a Firenze di fronte ai sindacati, al delegato del presidente della Regione Enrico Rossi, Gianfranco Simoncini, e al sindaco di Pistoia, Alessandro Tomasi.
«Avevamo inoltrato una comunicazione alla Regione l’8 gennaio – spiega Ometto – informando che non saremo stati presenti al tavolo perché il piano depositato il 7 gennaio non è stato ancora approvato dal tribunale. E finché non viene approvato, il piano non può essere discusso. Ma appena il piano di concordato otterrà il via libera del tribunale, presumibilmente entro la metà di febbraio, incontreremo le altre parti».
«Il nostro obiettivo – prosegue Ometto – è quello di risollevare la Nove Alpi e fare in modo che, una volta risanata, qualcuno possa essere interessato a rilevarla o che, in alternativa, possa stare in piedi da sola. Abbiamo attivato il tavolo con i sindacati da giugno 2019 perché l’azienda si trovava in una situazione difficile. Nel frattempo abbiamo lavorato per recuperare i rapporti con i fornitori ed i clienti, ma per risollevare la Nove Alpi è necessario ridurre il personale. L’azienda, in sostanza, aveva problemi perché operava con un numero di dipendenti sovradimensionato rispetto al fatturato. Quella che stiamo portando avanti non è un’operazione di risanamento temporanea, ma strutturale».
Il consulente del lavoro ripercorre alcuni passaggi che hanno portato alla situazione attuale.
«In estate – ricorda – i licenziamenti ipotizzati erano una trentina, ma attraverso un lavoro che aveva l’obiettivo di giungere la minor numero di esuberi possibile siamo riusciti a portarli a 17. La procedura è stata effettivamente aperta per 17 dipendenti, ma contiamo di arrivare a diminuire il personale di 10, massimo 13 unità. La Nove Alpi in questo momento ha 70 dipendenti e non, come è stato detto, 90, perché alcuni lavoratori nei mesi scorsi hanno scelto altre strade. L’organizzazione ideale per l’azienda è intorno alle 60 unità di personale. Ad oggi i sindacati hanno rifiutato le nostre proposte di incentivi ai licenziamenti. La verità è che se non avessimo presentato domanda di concordato, la Nove Alpi sarebbe ormai chiusa da tempo».
Una volta ridimensionata, assicura Ometto, la Nove Alpi resterà a Pistoia: «Non c’è nessuna ragione per la quale l’azienda in futuro dovrebbe spostarsi da dove si trova ora. Recuperati i rapporti con clienti importanti e fornitori, una volta risollevata, la Nove Alpi ha enormi potenzialità». –
Tommaso Artioli
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