Il Tirreno

Pistoia

tragedia sfiorata 

Intossicati dal monossido: «10 minuti in più e saremmo morti. Vivi grazie ai medici e alla Misericordia»

Tommaso Artioli
Intossicati dal monossido: «10 minuti in più e saremmo morti. Vivi grazie ai medici e alla Misericordia»

Il racconto del componente più anziano della famiglia (6 persone) intossicata dal monossido ad Agliana. Tre ancora all’ospedale

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AGLIANA. «Altri dieci minuti e saremmo morti tutti. Così ci hanno detto i medici all’ospedale di Pistoia. Siamo vivi grazie a loro e alla Misericordia, che ci ha soccorso con la massima tempestività». Sono parole dense di gratitudine quelle di Mario Randellini, a poche ore dal pericolo scampato – per lui e per cinque suoi familiari – dopo i malori accusati per un’intossicazione da monossido di carbonio martedì sera.

All’origine del malore collettivo, che avrebbe potuto portare a conseguenze ben più gravi di quelle che si sono verificate, c’è il malfunzionamento della cucina economica a legna, che si trova nella stanza al piano terra dell’abitazione al civico 129 C di via Salcetana, dove l’85enne pensionato e i suoi familiari stavano cenando. Erano circa le 21 quando lui, sua moglie Ersilia (80 anni), la figlia Laura (50), i nipoti Andrea (13) e Rachele (20) e un amico che si trovava con loro, Mirko (23), hanno iniziato ad accusare i primi disturbi, come mal di testa e spossatezza.

L’allarme è poi scattato quando Ersilia ha mostrato chiari segni di svenimento. A quel punto è partita la chiamata al 118 e nel giro di pochi minuti in via Salcetana sono arrivati i mezzi di soccorso delle Misericordie di Agliana, Montale e Pistoia, e i vigili del fuoco. Le sei persone sono quindi state trasportate all’ospedale di Pistoia. Dopo una notte trascorsa al San Jacopo, Mario, sua figlia Laura e Mirko sono stati dimessi e hanno fatto ritorno a casa ieri mattina. La moglie di Mario, Ersilia, ed i nipoti Andrea e Rachele sono invece rimasti ricoverati all’ospedale fiorentino di Careggi, dove erano stati trasferiti in nottata per essere sottoposti al trattamento nella camera iperbarica.

«Stiamo tutti bene – racconta il giorno dopo Mario Randellini – All’ospedale di Pistoia sono stati molto efficienti, così come sono stati tempestivi a soccorrerci dalla Misericordia: con il loro intervento ci hanno salvato la vita. La dottoressa con cui ho parlato all’ospedale mi ha detto che se fossero passati altri 10 minuti saremmo morti tutti. Non posso far altro che ringraziare di nuovo il personale del San Jacopo e della Misericordia. Credo che sia giusto raccontare cos’è accaduto per fare in modo che la stessa cosa non capiti ad altre persone. Adesso rimane lo spavento, ma si tratta di uno spavento che poteva causare delle morti se i soccorsi non fossero stati così rapidi».

E ad aver avuto paura per l’incolumità della famiglia Randellini sono stati i parenti e gli amici, che ieri mattina (mercoledì) si sono fermati in via Salcetana per un abbraccio e per sincerarsi delle condizioni di salute di Mario e dei suoi cari.

Ma nella serata di martedì il monossido di carbonio non ha colpito solo ad Agliana. Al pronto soccorso del San Jacopo sono giunte da Gello, infatti, altre sette persone con sintomi da intossicazione. Si tratta, in questo caso, di cinque componenti dello stesso nucleo familiare, oltre alla badante e al tecnico caldaista che nel corso della giornata erano stati nell’abitazione di Gello. Tra loro, la donna più anziana (88 anni) è stata trasferita a Careggi per la terapia iperbarica, mentre tutti gli altri sono stati dimessi. 
 

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