Il Tirreno

Pistoia

Per salvare Marini dobbiamo ripensare il nostro museo

TIZIANO PANCONI * ; *Storico dell’arte

Spostare le opere a Firenze è sbagliato ma serve un vero progetto alternativo 

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L’INTERVENTO

TIZIANO PANCONI *

Non un valorizzatore, ma il cimitero dell’opera di Marino Marini: questo ciò che rappresenta oggettivamente l’attuale museo per la città di Pistoia, con la sola eccezione della Cappella del Tau. Un’indegna sepoltura in cui rendere ossequioso omaggio al lascito del genio pistoiese. Possiamo e dobbiamo contrapporci con forza alla decisione della Fondazione Marini solo offrendo risposte concrete, approntando un progetto inattaccabile di rilancio e promozione della cospicua collezione, condiviso dal Comune con la stessa Fondazione Marini di Pistoia e con tutti gli attori istituzionali della città.

Le criticità del museo sono molte: dalle piccole sale che, inadeguatamente illuminate, non consentono la corretta fruizione prospettica delle sculture, in alcuni casi monumentali, sminuendone e spesso mortificandone la spettacolarità, fino alla mancanza di spazi da dedicare a grandi mostre e ad attività collaterali. Dopo la scandalosa mancata accettazione, risalente ai bui anni Settanta, del lascito delle opere di Giovanni Boldini, oli e disegni poi destinati a Ferrara, rischiamo oggi di perdere per sempre, non del tutto incolpevolmente, un patrimonio artistico inestimabile e identitario per Pistoia. Occorre cambiare mentalità e passo, raccogliendo la sfida della Fondazione Marini a 360 gradi. Ci troviamo di fronte all’urgenza di riprogettare tutto il sistema museale della città perché il Marini da solo non potrà sopravvivere, di individuare uno spazio che possa contenere allo stesso tempo il Museo Civico, anch’esso da ripensare, e il Museo Marini, prevedendo un biglietto unico. Occorre predisporre di una nuova grande sede che possa assurgere a polo di aggregazione culturale della città... Serve poi, soprattutto, una direzione competente, affidata per pubblico concorso a un manager culturale che dimostri di aver conseguito obiettivi di rilievo, che possa vantare le necessarie competenze storico artistiche e una profonda conoscenza dell’art system, tali da connettere questa nuova creatura al circuito turistico culturale nazionale e internazionale, attraverso accordi, seminari, scambi di opere e, ovviamente, eventi. Le ricette per la concreta realizzazione di tutto questo? In primo luogo, un progetto forte, innovativo e condiviso, poi l’individuazione di una nuova sede – a Pistoia non mancano le possibilità di scelta – e un fundraising che faccia appello a tutti: alle Fondazioni bancarie, all’Ue, alla Regione e anche al Ministero per i beni culturali che, avendo provvidenzialmente disposto il vincolo di pertinenza, ha di fatto certificato l’indubbio elevato valore della collezione, che dunque lo Stato ha la corresponsabilità di tutelare.

Il capofila di una nuova visione di sistema culturale della città non può che essere il Comune, con l’immediata discesa in campo del Sindaco e degli assessorati competenti a dettare la nuova linea, stabilendo priorità e partecipando da protagonista principale, non da congregario, anche attraverso ingenti investimenti, allo sviluppo di un territorio mortificato dall’ottusità e da una mancanza di visione pluridecennale. –

*Storico dell’arte

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