Sicurezza
Solidarietà a don Massimo viveri, vestiti e coperte per i migranti di Vicofaro E alla fine ecco Bella Ciao
La manifestazione indetta dopo la raccolta di firme di Forza Nuova contro il parroco impegnato nell’accoglienza agli extracomunitari
contro il razzismo
L’immancabile “Bella Ciao” e le parole di don Massimo Biancalani, chitarre e tamburi, il freddo del pomeriggio e il calore che emanano le mani di quelli che portano cibo e coperte per gli immigrati. C’è stato tutto questo, ieri sul sagrato di Vicofaro, dove l’Associazione antifascista antirazzista aveva convocato un sit-in di solidarietà con la parrocchia simbolo dell’accoglienza dei migranti. Un centinaio di persone, diversi fazzoletti dell’Anpi, qualche bandiera rossa, striscioni con le parole d’ordine della sinistra. Ma l’intervento principale è quello di don Biancalani. Che comincia ringraziando tutti, in primis i collaboratori della parrocchia.
La manifestazione era stata convocata in risposta ai tre sabati concessi a Forza Nuova in piazza del Duomo per raccogliere firme contro il prete amico dei migranti. Una vera e propria «intimidazione», ha detto don Massimo, «da non sottovalutare, perché segno di un clima in cui vengono rimessi in discussione valori fondamentali della nostra comunità come l’antifascismo e l’antirazzismo».
Don Biancalani è tornato a spiegare che dal suo punto di vista questi valori sono solo la declinazione concreta degli insegnamenti del Vangelo, per cui lo stupore è che qualcuno si stupisca di un prete che in chiesa canta “Bella Ciao”.
Ma a Vicofaro non si parla solo di valori, si cerca di metterli in pratica nell’accoglienza ai migranti. In particolare «si affronta quest’emergenza che nessun vuol vedere, i tantissimi ragazzi che dopo essere stati parcheggiati nelle strutture di accoglienza per due-tre anni, vengono espulsi dal sistema e lasciati in mezzo ad una strada. In altre parti d’Italia finiscono nelle mani dei caporali. Qui ormai sanno tutti che ci siamo noi. Dovremmo essere considerati una risorsa, non un problema».
Pochi migranti, delle centinaia accolti a Vicofaro, si uniscono alla manifestazione. Altri se ne stanno a distanza, quasi intimoriti. «Ma la maggior parte – spiega don Massimo – sono a lavorare tra Prato e Sesto, nelle aziende cinesi e non solo. Per loro qui c’è uno spazio di accoglienza, che riusciamo a mantenere solo grazie alle donazioni, perché Vicofaro da tempo non riceve più nulla dalle istituzioni».
Il “modello Vicofaro”, con grandi numeri di persone accolte in spazi ridotti, da tempo solleva dubbi e critiche a livello istituzionale. Non a caso la Diocesi ha praticamente imposto a don Biancalani un tavolo di confronto con Caritas e Regione. Tavolo al quale, si rammarica il sacerdote, non partecipa il Comune. E che comunque, finora, «ha prodotto la disponibilità di tre appartamenti, che possono accogliere massimo 20 persone. Non è certo questo che ci vuole».
Secondo don Massimo servirebbero altre strutture tipo Vicofaro a Firenze, Prato, Pescia e Lucca, anche perché «gli effetti del decreto Salvini ancora non li abbiamo visti. E se non si apre questa prospettiva di centri di accoglienza, ho paura che tra poco ci rivedremo». —
Fabio Calamati
Foto di Lorenzo Gori
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
