Italia
L’ultima messa di don Enzo «Ora voglio fare il tappabuchi»
Dopo 11 anni alla guida della parrocchia di Stazione, il sacerdote 85enne si ritira «Mi metterò a disposizione degli altri preti e mi dedicherò allo studio»
MONTALE. Più di 60 anni di sacerdozio, 30 dei quali trascorsi come missionario in Brasile. A 85 anni di età, don Enzo Benesperi lascia la parrocchia di San Jacopo a Stazione di Montale e va a riposo. È stata quella di ieri alle 16,30 l’ultima messa celebrata dal sacerdote di fronte alla comunità che gli era stata affidata nel 2009. Ordinato sacerdote nel 1957, dopo una lunga esperienza pastorale, don Enzo si dedicherà allo studio e alla preghiera. Nato ad Agliana, don Enzo, oltre che a Stazione, è stato parroco ad Abetone, Valenzatico (Quarrata), Seano (Carmignano) e Spedalino (Agliana). Centrali, nella sua lunga esperienza pastorale, sono stati gli anni trascorsi come missionario, che lo hanno portato ad operare nella parrocchia di Manaus nel cuore dell'Amazzonia brasiliana. Ora è pronto a mettersi ancora una volta a disposizione di chi avrà bisogno di lui.
Come ha vissuto questi ultimi giorni prima di lasciare la parrocchia di Stazione?
«Il momento del distacco è sempre un momento difficile, sia per chi parte che per chi resta. È un po’ come morire. Si lascia un ritmo di vita fatto di incontri, celebrazioni e rapporti quotidiani con tante persone. Sono 11 anni che sono a Stazione. Sono stato ordinato nel 1957, ho girato il mondo e sono stato 30 anni in Brasile. In questi 63 anni di sacerdozio ho incontrato tante persone che mi hanno accolto e sostenuto; persone che hanno accettato i miei limiti e i miei difetti».
Cosa le resta tra i tanti ricordi e le esperienze di una vita dedicata al sacerdozio, trascorsa a contatto con gli altri?
«Tra le cose che mi porto dietro ci sono le amicizie e i legami stretti con le tante persone che ho incontrato. Sono stato parroco all’Abetone negli anni ’70 e, dopo questa esperienza, sono rimasto legato a molte persone che negli anni successivi sono spesso venute a trovarmi. Si sono creati rapporti in gradi di durare nel tempo. Sono i rapporti e l’amicizia, una parte importante di quello che resta di una vita trascorsa con gli altri».
Dove vivrà e cosa farà adesso che si è concluso il suo impegno nella parrocchia di Stazione?
«Ho la residenza ad Agliana, ma starò con mia sorella a Valenzatico. Mi dedicherò molto alla lettura, allo studio e alla preghiera. Ma ho anche intenzione di mettermi a disposizione degli altri parroci se avranno bisogno di me. C'è un termine che a me piace usare ed è “tappabuchi”; ecco, se servirà, è questa una delle cose che voglio fare».
Si aspetta qualche momento di commozione in queste ultime ore vicino ai parrocchiani con cui ha trascorso 11 anni?
«Il problema della commozione nel momento del distacco c’è sempre. Ma la commozione può essere nascosta con un sorriso o una battuta».
Cosa lascerà a Stazione dopo questi anni di impegno quotidiano vissuto al fianco dei fedeli?
«L’educazione che ho ricevuto durante la mia esperienza nella chiesa brasiliana mi ha trasmesso e fatto comprendere a fondo l’importanza della valorizzazione dei laici e dell’impegno condiviso. Si procede e si lavora sempre tutti insieme. E questo è quello che è accaduto in questi anni anche nella parrocchia che sto lasciando. Sono tranquillo perché a Stazione ci sono donne e uomini che porteranno avanti l’impegno che abbiamo iniziato insieme. Di questo sono certo. È il popolo di Dio che deve portare avanti il lavoro fatto». —
Tommaso Artioli
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