Il Tirreno

Pistoia

«Giù le mani da Marino» I bambini in campo per difendere il museo

Fabio Calamati
«Giù le mani da Marino» I bambini in campo per difendere il museo

Terza manifestazione in 20 giorni contro il piano di trasferire le opere a Firenze Mobilitati insegnanti e alunni che svolgono laboratori nella struttura di corso Fedi 

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PISTOIA.Torna la protesta della città contro il progetto della Fondazione Marino Marini di Pistoia che punta a spostare su Firenze le opere d’arte contenute nel museo ospitato nel palazzo del Tau.

Per la terza volta in meno di un mese si è svolta una manifestazione sui marciapiedi di corso Silvano Fedi. All'iniziativa, convocata da consiglieri comunali di opposizione, hanno preso parte oltre cento persone, soprattutto insegnanti e genitori dei tanti bambini che nelle sale del museo Marini di Pistoia hanno svolto e svolgono laboratori e altre iniziative di incontro con l'arte. Hanno partecipato anche molti consiglieri comunali di centrodestra e centrosinistra e le senatrici Caterina Bini (Pd) e Barbara Masini (Forza Italia).

Ma la novità di ieri, come detto, erano i volti dei bambini e dei loro genitori, che hanno condiviso una mattinata di mobilitazione. Tra gli adulti anche volti noti in città, come quello del campione di basket Fiorello Toppo, che ha la figlia alla scuola Regina Margherita. «Sono qui perché l’attività che si svolge al Marini è importante. Questo è uno dei musei in cui i bambini si possono avvicinare alle opere d’arte e familiarizzarci. Una realtà importante per tutti i pistoiesi, a partire dai più piccoli». E sempre alla “Regina Margherita” insegna Elena Cecchinelli. «Questa realtà – dice – è importante, solo qui i bambini possono fruire in modo diretto delle opere d’arte di Marino Marini».

Ad un certo punto i bambini sono entrati e si sono disposti attorno al pozzo centrale, ad ascoltare un’operatrice, Ginevra Ballati, spiegare loro che Marino aveva una sorellina, che si chiamava Egle. E che ai due bambini piaceva tanto disegnare, in particolare quello che vedevano nelle strade della Pistoia di allora, che non erano macchine ma cavalli. E di come, più grandicelli, s capparono in Svizzera per evitare la guerra. E su su, tutta la storia di Marino a misura di bimbo.

Insomma , un esempio concreto di quelle tante attività che si svolgono al museo Marini e che potrebbero essere spazzate via dalla decisione della Fondazione di smobilitare la realtà pistoiese.

Una circostanza che, ovviamente, nessuno si augura. «Queste attività hanno avvicinato nostro figlio all’arte – spiega un altro genitore, Luca Ferri – quando è stato qui e torna a casa, ne parla sempre. Pistoia sarebbe importante che conservasse questa realtà». Un’altra voce è quella di Vera Aquino. «Sono qui per appoggiare la protesta come cittadina e genitore di un bambino che ha sempre frequentato questo museo. Qui ha vissuto il suo primo approccio all’arte. Per questo è giusto che la struttura rimanga.

Protesta anche la moglie di un signore malato di Alzheimer, che segue le iniziative dell’associazione Aima in collaborazione con il museo. «Quando mio marito viene qui – racconta con un sorriso pieno di gratitudine – è come se si scuotesse». —

Fabio Calamati

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