Sicurezza
Morte all’ospedale chieste due assoluzioni
Paziente stroncato da una polmonite: anche secondo il pm non ci sarebbero state responsabilità da parte dei medici
PISTOIA. Avevano sottoposto il paziente a tutti gli esami del caso. Andando anche al di là dei normali accertamenti previsti. Ma nessun riscontro, nessun sintomo era emerso di quella gravissima forma di polmonite che poi lo avrebbe ucciso. Niente, febbre, niente tosse, nessun addensamento, saturazione dell’ossigeno perfetta. Sia durante il suo primo accesso al pronto soccorso che il giorno successivo, quando si presentò per la seconda volta all’ospedale tutto concorreva ad indicare che si trattava soltanto di una riacutizzazione della bronchite cronica ostruttiva da fumatore di cui soffriva da tempo, assieme a tutta a un’altra serie di patologie debilitanti, come diabete, cirrosi e ipertensione.
Una ricostruzione, questa, su cui si sono trovati sostanzialmente d’accordo pubblica accusa e avvocati difensori. Tant’è che il pm ha chiesto l’assoluzione per le due dottoresse sotto processo con l’accusa di omicio colposo per la morte di Michele D’Apice, 54 anni, avvenuta l’8 marzo 2014 all’ospedale San Jacopo: Barbara Crovetti, che lo aveva visitato in occasione del suo primo accesso al pronto soccorso, e la collega Federica Tesi, che lo aveva invece sottoposto ai primi trattamenti quando il pomeriggio seguente era stato ricoverato nel reparto di Medicina.
Nel pomeriggio di ieri, al termine delle arringhe degli avvocati difensori e di parte civile, il giudice monocratico Alessandro Buzzegoli ha rinviato il processo a giovedì della prossima settimana, per la sentenza.
Michele D’Apice, romano, era ospite di una comunità di recupero a Pistoia. Il 6 marzo si era presentato al pronto soccorso lamentando dolori addominali e difficoltà respiratorie. Secondo il capo di imputazione con cui si è arrivati al processo, Barbara Crovetti, medico di turno, avrebbe omesso di eseguire tutti gli esami necessari. Ma nel corso del dibattimento, testimonianze e consulenze sia difensive che del perito del pm, avrebbero invece disegnato un quadro completamente diverso: non ci sarebbe stata in effetti alcuna broncopolmonite in atto.
Il giorno successivo, D’Apice era stato rimandato d’urgenza al San Jacopo dal suo medico curante. Ed era stato ricoverato. Federica Tesi si è ritrovata sotto processo con l’accusa di non aver diagnosticato la broncopolmonite. E anche in questo caso, durante il processo sarebbe emerso che invece aveva fatto tutti gli esami necessari per capire da cosa il paziente fosse affetto durante quell’unica ora in cui si era occupato di lui prima del cambio di turno. —
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