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La stagione sciistica è ko «Sos Appennino»: appello di Federfuni al governo

Carlo Bardini

Il presidente Formento «Lasciar morire la montagna porta al dissesto idrogeologico Gli impianti di risalita sono fondamentali per l’economia» 

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ABETONE. Federfuni Italia è convinta che sia necessario un piano nazionale per gli Appennini e le stazioni delle Alpi sotto i 2.000 metri per dare soluzioni immediate alle difficoltà contingenti ed è per questo motivo che ha inviato un documento ai vari livelli istituzionali nazionali.

Il documento – “Sos Appennino” – è a firma del presidente nazionale Andrea Formento. Il quale, direttore anche degli impianti di Val di Luce, lo aveva annunciato alcuni giorni fa al “Tirreno” parlando dei disagi che stanno soffrendo gli impiantisti.

«Siamo di fronte al peggiore inizio di stagione invernale di sempre – si legge nel comunicato – Alle spese per garantire un minimo di innevamento, si vanno a sommare gli scarsi incassi derivanti dalla fortunata concorrenza alpina che ha potuto godere fin da novembre di abbondanti nevicate. I nostri sforzi hanno in parte consentito di mitigare le ricadute negative di questa anomala situazione sulle altre categorie economiche che hanno potuto invece godere, in ogni caso, di una forte presenza turistica».

Il volano degli impianti di risalita è fondamentale per far sì che l’intera economia montana possa continuare ad esistere e il turismo possa essere attratto da questo territorio che rappresenta il 35,2% del totale del territorio dell’Italia.

«Siamo stanchi di sentire affermare e di leggere – prosegue il direttore della Val di Luce – che per praticare lo sci bisogna realizzare stazioni sempre più in quota ed abbandonare le altre. La montagna nel suo complesso e a qualsiasi altezza, dai 700 metri e fino alle quote più alte, ha bisogno del turismo invernale, vero traino economico dell’intera filiera del turismo montano. Senza di esso la montagna muore, a poco a poco diventa una landa desolata e spopolata e la prima conseguenza di questo abbandono del territorio sarà il crearsi di veri e propri disastri idrogeologici. Anche grazie all’attività delle stazioni sciistiche oggi circa 15.000 persone possono trovare una risposta alle proprie esigenze economiche attraverso l’occupazione garantita dal turismo invernale ed estivo, di queste circa 2000 sono assunte direttamente dalle nostre aziende».

Poi Formento conclude: «Lasciar morire le comunità della montagna sarebbe un peccato mortale, ed è per questo che sono partite le richieste d’incontro ai vari livelli istituzionali, dal presidente del Consiglio, ai Ministri competenti, alle presidenze delle commissioni parlamentari interessate, al presidente del gruppo parlamentari Amici della Montagna. Si tratta di incontri richiesti per rappresentare loro le nostre istanze, consapevoli che soltanto un intervento a livello nazionale, coordinato con le varie realtà territoriali, può dare una risposta alle necessità più immediate. Necessita soprattutto predisporre un piano nazionale per gli Appennini e le stazioni delle Alpi sotto i 2. 000 metri». –

Carlo Bardini

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