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Infermiera sotto accusa per i farmaci trafugati: chiesti due anni e mezzo
Pistoia, la donna, in servizio al pronto soccorso dell’ospedale S. Jacopo è imputata del reato di peculato. Le confezioni furono scoperte nell’auto del compagno morto
PISTOIA. Due anni e mezzo di reclusione: questa la pena che, al termine della sua requisitoria, il pubblico ministero ha chiesto per un’infermiera all’epoca dei fatti in servizio al pronto soccorso dell’ospedale San Jacopo, Barbara Tirri, sotto processo davanti al tribunale di Pistoia l’accusa di peculato, per aver trafugato un ingente quantitativo di medicinali sul luogo di lavoro.. Farmaci ospedalieri (con il relativo timbro sulle confezioni) che secondo il sostituto procuratore Giuseppe Grieco, sarebbero stati sottratti dall’infermiera all’insaputa dei suoi colleghi. I fatti risalgono al periodo compreso tra l’estate del 2015 e i primi mesi del 2016 e a far scoprire il contestato reato è stato un lutto, vale a dire la morte dell’uomo col quale l’infermiera aveva iniziato una relazione sentimentale. Fu infatti nella bauliera dell’auto dell’uomo, dopo il suo decesso, che furono trovati i farmaci. Non solo qualche confezione, ma una quantità tale che erano servite tre pagine di verbale per elencarli tutti. Per la maggior parte si trattava di antidolorifici.
Secondo la ricostruzione fatta dalla pubblica accusa, sulla quale è chiamato a pronunciarsi il tribunale colegiale presieduto dal giudice Alessandro Buzzegoli, l’infermiera li avrebbe sottratti per alleviare lo stato di sofferenza del compagno.
Nel corso della precedente udienza, è emerso infatti, attraverso le varie testimonianze, che il compagno era affetto da un tumore. Il pubblico ministero aveva posto numerose domande sia all’imputata che a un paio di sue colleghe dell’ospedale. La donna ha negato di aver sottratto i medicinali e le colleghe non hanno aggiunto elementi determinanti alla ricostruzione dei fatti, confermando soltanto di aver saputo della relazione tra l’infermiera e l’umo che poi è morto.
La difesa – l’avvocato Maximiliano Parissis – ha invece sostenuto che quei medicinali non erano necessariamente di provenienza ospedaliera e che comunque altri avrebbero potuto averli sottratti. La sentenza è prevista per la prossima settimana. —
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