Il Tirreno

Pistoia

Verrà abbattuta la palazzina andata a fuoco. Si cercano i soldi

Fabio Calamati
L'intervento dei vigili del fuoco nella palazzina del centro sociale andata in fiamme (foto Gori)
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L'intervento dei vigili del fuoco nella palazzina del centro sociale andata in fiamme (foto Gori)

Pistoia, servono 170.000 euro per la demolizione, dopo nell’area verrà realizzato uno spazio per parcheggiare auto 

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PISTOIA. È segnata la sorte della palazzina di via Pacinotti dove venerdì sera si è sviluppato un incendio che ha dato da fare ai vigili del fuoco per diverse ore. L’edificio, di proprietà del Comune, verrà abbattuto: la previsione già c’è da tempo e ora, ad accelerare i passaggi amministrativi, c’è stato questo nuovo episodio che rende ancora più urgente risolvere l’emergenza prodotta dall’edificio.. Anche se venerdì sera alla fine nessuno si è fatto male, infatti, la paura è stata notevole: nel vecchio edificio abbandonato, infatti, passano la notte più o meno stabilmente alcuni senzatetto, che hanno fissato nello stabile di via Pacinotti la loro dimora. Proprio da un fuoco acceso per riscaldarsi o cucinare è partito l’incendio di venerdì. E il denso fumo nero prodotto dalle fiamme avrebbe potuto stordire chi si trovasse all’interno, fino a soffocarlo o a renderlo vulnerabile alle fiamme.

Insomma, la sorte della palazzina – che da venerdì sera è stata posta sotto sequestro dall’autorità giudiziaria – è quella di essere demolita. In Comune spiegano che il progetto è già pronto e l’unico problema è reperire la somma necessaria, stimata in circa 170.000 euro. «Già lo scorso anno si ipotizzò di procedere – spiega l’assessore ai lavori pubblici Alessio Bartolomei – poi prevalse la linea di dare la precedenza a spese più urgenti. Ma quest’anno torneremo a valutare il da farsi. Se le risorse verranno individuate, la palazzina potrebbe essere demolita a primavera».

L’entità della cifra necessaria non trova spiegazione tanto nella demolizione in se stessa, l’edificio è vecchio e cadente, quanto nella necessità di rimuovere le macerie selezionandole con precisione in base alla loro natura. Insomma, un lavoro complesso.

Al posto dell’edificio, una volta distrutto, verrà realizzato uno spiazzo dove poter parcheggiare: la superficie a disposizione consentirebbe la sosta per una ventina di auto.

Il tutto, ovviamente, nell’attesa del completamento del recupero dell’antistante area ex Breda, che dovrà dettare il futuro dell’intero comparto. Vale la pena precisare, comunque, che la palazzina non rientra nel perimetro del piano di recupero che venne affidato alla Giusti per l’edilizia e che adesso è fermo in attesa di trovare un compratore che riapra il grande cantiere.

Nei prossimi giorni, intanto, l’amministrazione comunale cercherà di ripristinare le condizioni di sicurezza, tornando a chiudere le vie d’accesso allo stabile. Una chiusura che però, in passato, ha dimostrato di poter resistere per poco tempo agli attacchi dei senzatetto.

Già nel dicembre 2018, del resto, la palazzina finì alla ribalta della cronaca locale: prima per il suicidio di un giovane immigrato ghanese, pochi giorni dopo per la lite con accoltellamento tra due persone che frequentavano l’edificio.

Prima di divenire un rifugio abusivo per senzatetto, la palazzina di via Pacinotti aveva vissuto per diversi anni una vita molto intensa: dal 2008, infatti, venne occupata da un gruppo di giovani che ne fece un centro sociale particolarmente attivo, battezzato “Slebest”, cioé “Spazio liberato ex Breda Est”. Le vecchie mura ospitarono concerti, dibattiti, incontri, attività di artisti e musicisti locali, sempre senza che si creassero particolari problemi di sicurezza o di ordine pubblico. La parabola dello “Slebest” si conclude una mezza dozzina di anni più tardi, quando l’edificio venne nuovamente sigillato. —

Fabio Calamati
 

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