Il Tirreno

Pistoia

atti persecutori 

Resta in carcere il profugo stalker della volontaria

Secondo il gip del tribunale la misura restrittiva è l’unico modo per impedire che il giovane perseveri nei suoi comportamenti ossessivi

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pistoia. Resterà in carcere il “profugo innamorato”, il 26enne maliano finito nuovamente in manette per stalking il primo dell’anno per aver continuato a perseguitare una giovane volontaria della Misericordia. Dopo l’interrogatorio di garanzia e la convalida dell’arresto, il giudice delle indagini preliminari ha applicato a Mody Traore la misura restrittiva della custodia cautelare in carcere: del tutto evidente, secondo il gip Luca Gaspari, che, se non “adeguatamente contenuto”, l’indagato persevererà nei propri “comportamenti ossessivi”, rispetto ai quali non hanno sortito alcun effetto le precedenti misure adottate nel corso dei due anni precedenti .

Dopo aver nuovamente cercato di contattare lei e il padre, nella prima serata di mercoledì scorso, Traore si era presentato davanti al luogo di lavoro della giovane volontaria – oggetto del suo morboso amore da due anni – con una composizione di fiori (orchidee e rose) per lei, e lì si era messo ad aspettarla. I colleghi hanno però avvertito la ragazza che, a sua volta, ha telefonato alla polizia. Sono stati gli uomini della Squadra volante ad accorrere sul posto e a portare il giovane in questura, arrestandolo con l’accusa di atti persecutori.

L’odissea della giovane volontaria della Misericordia era iniziata nel gennaio 2018, ad un corso per soccorritori. Il giovane profugo, accolto in una delle strutture della cooperativa Mi.Se., aveva cominciato a tempestarla di telefonate. E sebbene lei, fin da subito, gli avesse chiaramente detto che era fidanzata e che non gradiva quelle attenzioni, il giovane aveva continuato imperterrito. Con il passare dei mesi era cresciuta l’ansia, la disperazione, la paura di essere aggredita anche fisicamente. Perché la persecuzione non si limitava ad essere telefonica, ma quel suo innamorato-stalker la giovane se lo ritrovava anche davanti al luogo di lavoro. Quindi, la denuncia, la misura dell’allontanamento e infine il carcere. Tutti provvedimenti che, come sostiene il gip nella nuova ordinanza, non sono serviti. —

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