Il Tirreno

Pistoia

agliana 

«Eravamo in due ad accendere il petardo»

Samuele Bartolini

Il 12enne che ha perso tre dita per lo scoppio racconta al padre: «Io lo tenevo in mano, il mio amico dava fuoco alla miccia»

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agliana. «I medici hanno cercato di sistemare le due dita rimaste. Ma quando mio figlio l’hanno portato a Firenze, le tre dita in mezzo alla mano sinostra non c’erano già più». Al “Tirreno” parla il babbo del dodicenne di Agliana al quale sabato mattina l’esplosione di un petardo in via Garibaldi ha devastato la mano sinistra. Poi la corsa al Meyer. Il trasferimento al Cto di Careggi. L’intervento è durato cinque ore. L’operazione è iniziata alle 17 ed è finita alle 22. I chirurghi hanno cercato di tenere il pollice e il mignolo attaccati alla mano. Non si sa se reggeranno. Ma indice, medio e anulare sono andati. Anzi. Da quello che riferisce il babbo non c’erano già più quando il ragazzo è arrivato a Firenze. Non solo. «I medici dicono che c’è una rottura sotto la mano», aggiunge il babbo, di origine marocchina. Ma non è il polso. Quasi sicuramente è il palmo. «Ma non sono previste altre operazioni. Ormai quello che è stato è stato», continua. Forse però il pollice e il mignolo rimarranno attaccati. Forse la mano sinistra non è andata tutta persa. Anche se, a dirla tutta, è troppo presto per fare delle previsioni. Dopo l’operazione il bambino è stato trasferito in un reparto del Cto. È sotto l’effetto dei farmaci. Passa gran parte del tempo in un letto a dormire. La mamma gli sta sempre vicino. Il ragazzino rimarrà sotto osservazione per due o tre giorni.

Intanto Agliana è ancora sotto choc. L’esplosione del petardo che ha messo a rischio la mano del dodicenne di origini marocchine tiene il paese in apprensione. Mentre emergono ulteriori dettagli dell’accaduto. È il figlio che li racconta al babbo: «Eravamo in due ad accendere il petardo. Io lo tenevo nella mano. Il mio amico cercava di dare fuoco alla miccia. Ma il petardo (che il ragazzo conferma di essere di grandi dimensioni, ndr) non è esploso subito. La miccia era corta. A un primo tentativo ha fatto un rumore. Come un tac. Al secondo tentativo – continua il racconto del figlio al babbo – il petardo è scoppiato».

È il momento della botta. Il petardo esplode al bambino nella mano. È l’attimo in cui saltano vista e udito. Poi sono tornati. Ma il ragazzo si è ritrovato con la mano sinistra devastata.

Ora al Cto il babbo ha i nervi a pezzi. Ha dormito poco e male. Gli viene da piangere. Si trattiene. «Lui è il mio piccolo. Oggi (ieri, ndr) la sua squadra di calcio ha fatto saltare la partita per lui. Sto ricevendo tante telefonate. Anche dal Marocco. I parenti vengono a trovare mio figlio in ospedale».

Insomma, un mare di solidarietà avvolge tutta la famiglia. Mentre i genitori descrivono loro figlio come molto vivace. Cade il pallone per strada, lui lo va a riprendere. Cade un giocattolo per terra, lui lo rimette a posto. Pare uno che va a raccattare tutto quello che trova per terra. Ora non si sa se sabato scorso abbia raccattato anche il petardo. Le indagini dei carabinieri sono in corso. –

Samuele Bartolini

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