Gioco
Fiamme nella palazzina dell’ex centro sociale tornata rifugio di senzatetto
Momenti di apprensione prima che i vigili del fuoco escludessero che all’interno potesse essere rimasto intrappolato qualcuno. Sul posto anche la vicesindaca
pistoia. Fiamme nel tardo pomeriggio di ieri all’interno della fatiscente palazzina di via Pacinotti dell’ex centro sociale Slebest. I vigili del fuoco sono stati impegnati a lungo per domare l’incendio e, soprattutto, per liberare i locali dal denso fumo tossico che li aveva saturati, con l’obiettivo principale di accertare che nelle stanze del piano superiore non fosse rimasto intrappolato qualcuno dei senzatetto che ultimamente era tornato ad utilizzare l’edificio come rifugio contro il freddo. Ipotesi che poco dopo le 20 è stata esclusa.
A quanto è stato possibile accertare ieri sera con l’oscurità, sembra che l’incendio si sia sviluppato in una delle stanze del piano terra, probabilmente da un braciere lasciato acceso da uno dei senzatetto che lì dormiva. A dare l’allarme, attorno alle 18, sono stati alcuni passanti che hanno visto il fumo uscire dalle finestre che si affacciano su via Pacinotti. Sul posto si sono precipitate le squadre dei vigili del fuoco che, indossati gli autorespiratori, sono entrati all’interno della palazzina “armati” di idranti. Mentre alcuni di loro pensavano a spegnere le fiamme, altri hanno setacciato tutte le stanze del piano terra per accertarsi che non vi fosse rimasto intrappolato qualcuno, mentre i locali del primo piano sono stati ispezionati solo quando, grazie anche ai ventilatori collocati sulle finestre per immettere aria pulita all’interno, il denso fumo tossico si è diradato a sufficienza.
Non appena il Comune – proprietario dell’immobile – è stato informato di ciò che stava avvenendo, in via Pacinotti sono accorsi la vicesindaca Anna Maria Celesti, gli assessori Alessandro Capecchi e Alessandro Sabella e il capo gabinetto Giorgio Zuccherini. La vicesindaca ha parlato a lungo con due dei senzatetto che nell’ultimo periodo erano tornati a dormire all’interno della palazzina (almeno quattro), cercando di convincerli ad accettare ospitalità all’albergo popolare o in una delle strutture comunali attivate per l’emergenza freddo. Invano. Hanno preferito andare a dormire nel vicino hotel (o almeno cercare di farlo: i soldi li avevano) oppure alla stazione, in attesa di poter rientrare nella palazzina per recuperare i propri oggetti personali. Ingresso, al momento, pericoloso, non solo per gli eventuali danni strutturali che il fuoco potrebbe aver causato ma anche per la tossicità delle esalazioni della fuliggine che si è accumulata su pareti e soffitti delle stanze.
Per mettere un tampone alla situazione di degrado della palazzina, dopo gli ultimi gravi episodi di cronaca di cui era stata teatro (un tentato omicidio e un suicidio), il Comune aveva provveduto a metterla in sicurezza circondandola con una barriera di pannelli in legno e murando finestre e porte, compresa quella in acciaio che i vigili hanno trovato scardinata.
L’episodio ripropone l’urgenza di trovare una soluzione per la fatiscente palazzina, chiusa negli anni Settanta dopo il trasferimento della fabbrica Breda in via Ciliegiole. Dopo essere stata adibita a magazzino dal Comune, nel 2008 fu “occupata” e trasformata nella sede del centro sociale Slebest (Spazio liberato ex Breda Est), che per diversi anni ospitò incontri, dibattiti, concerti e mostre d’arte. Negli ultimi anni, chiuso il centro sociale, la palazzina si è trasformata in rifugio per senzatetto. Nel dicembre 2018 fu teatro di un suicidio e, più di recente, di un tentato omicidio. —
Massimo Donati
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