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Mabellini, ovvero la storia della musica a Pistoia

Giulia Gonfiantini
Mabellini, ovvero la storia della musica a Pistoia

Con oltre 160 anni di storia alle spalle, custodisce tante pagine di vita cittadina Oggi è diretta da Massimo Caselli che la porta nel futuro con progetti innovativi

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PISTOIA. Con oltre 160 anni di storia, la scuola di musica e danza Mabellini custodisce belle pagine di vita cittadina. E oggi punta a scriverne di nuove. È guidata dal 2015 dal maestro Massimo Caselli, che vi ha insegnato a lungo pianoforte. Nata per fornire strumentisti all’orchestra del teatro Manzoni, la Mabellini divenne comunale negli anni Quaranta. Dal 2014 la gestione è passata all’Associazione teatrale pistoiese, in una sorta di suggestivo ritorno al teatro per la quale era stata creata nel 1858.

Direttore Caselli, quale impronta ha voluto dare alle attività didattiche?

«Questo incarico per me è una prosecuzione, gravito qui da oltre trent’anni. A chiamarmi come docente fu uno storico direttore della scuola, Ferruccio Bina. Prima di me, la direzione di Umberto Pineschi la strutturò dotandola di pianoforti e strumenti, e la portò all’attuale, prestigiosa sede di Villa di Scornio, rendendola una sorta di piccolo conservatorio. La mia idea è continuare a valorizzare lo studio professionale, accrescendo al contempo la relazione con la città. In tale ottica sono nate diverse collaborazioni, ad esempio con l’Unicef e Fondazione Promusica».

Progetti futuri?

«Questo mese partono laboratori innovativi su materie non ordinarie come ballo swing e musical, musica antica, orchestra di violoncelli, pop e improvvisazione, uso della musica per migliorare le capacità psicofisiche. Abbiamo un bel rapporto con la città e ci piacerebbe proporre idee anche fuori provincia, come nuclei orchestrali con studenti di varie scuole. Vorrei inoltre aprire la scuola a 360° anche in estate per attività quali seminari e campus estivi, coinvolgendo magari docenti, studenti ed ex allievi diplomati in gruppi cameristici misti».

Quest’anno avete raddoppiato le formazioni corali.

«Tali progetti – le Voci danzanti (bianche, nda) per scuole elementari e medie, e il coro polifonico per adulti – coinvolgono persone di tutte le età, dai bambini ai pensionati. Li abbiamo creati da pochi anni stuzzicando esigenze musicali rimaste a lungo sopite in città. Ora abbiamo reso la loro struttura più inclusiva: chi fa domanda è inserito, a seconda della propria preparazione, nel coro o nel cosiddetto gruppo vivaio, dove si seguono programmi diversi. Si può cantare anche senza saper leggere le note: da sempre il coro è la prima forma di approccio alla musica, è facile e difficile al contempo».

Chi sono gli allievi dei corsi ordinari?

«Perlopiù ragazzi e principianti, ma i nostri corsi di musica e danza partono dai primi anni di vita con la propedeutica. Per i più dotati, abbiamo convenzioni attive con quattro conservatori statali. E alla fine dello scorso anno gli iscritti erano in crescita».

Lei è direttore artistico della stagione cameristica Promusica, per la quale segue anche l’orchestra sociale, rivolta ai giovani. Qual è il rapporto di Pistoia con la musica?

«È un momento felice. Quando un musicista arriva qui da fuori, si meraviglia di quanto la città investa in musica. L’Atp ne sta facendo una fetta importante della sua attività e la Fondazione Caript ha creduto molto nei progetti musicali: da quelli per il sociale, come l’orchestra, alle stagioni sinfonica e da camera, che sono di altissimo livello, con tutto ciò che sta in mezzo e nel quale la Mabellini ha un ruolo sostanziale». –

Giulia Gonfiantini

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