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Un centinaio di volontari per la Misericordia di Gello

Martina Trivigno
Un centinaio di volontari per la Misericordia di Gello

Nata come costola di quella di Pistoia, nel 2007 ha deciso di camminare da sola Non solo servizi sanitari. «Tra i primi a soccorrere i naufraghi della Concordia»

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GELLO. Loro – i volontari della Misericordia di Gello, iscritta al concorso del Tirreno “Vota l’associazione del cuore” – sono stati, tra le altre cose, tra i primi ad arrivare a Porto Santo Stefano per offrire una bevanda calda ai naufraghi della Costa Concordia. Era il 13 gennaio del 2012 e loro erano lì, in un momento drammatico che tenne l’Italia intera con il fiato sospeso.

«Questo per sottolineare che la Misericordia non è soltanto sinonimo di servizi sanitari», dice il presidente Ivano Guidi. «La Misericordia di Gello sono loro, i nostri volontari – racconta – ma, forse, sarebbe più corretto dire che siamo una grande famiglia».

L’associazione – ora con sede in via Vecchia Montanina, a Gello – è nata un quarto di secolo fa. All’inizio era una “costola” della Misericordia di Pistoia, ma nel 2007 il consiglio direttivo di allora fece la scelta di “mettersi in proprio” .

«Abbiamo mantenuto ottimi rapporti con la Misericordia di Pistoia – spiega il presidente Guidi – ma abbiamo voluto provare a camminare con le nostre gambe. Fu don Carlo Barontini, attuale parroco di Gello e anche nostro correttore spirituale, a donarci le tre stanze dove abbiamo costruito la nostra sede, in via di Gello, proprio accanto alla chiesa del nostro paese».

Ma con il passare degli anni e l’incremento dei servizi e delle attività dell’associazione, quegli spazi cominciarono a stare stretti ai volontari.

«Fino a tre anni fa – racconta Guidi – quando abbiamo sottoscritto un contratto con il Comune di Pistoia per rilevare la ex Casa del Popolo di Gello per trasformarla nella nostra nuova sede».

Il presidente parla con orgoglio e soddisfazione dei suoi volontari. E con lui il vice Valerio Capecchi e il resto del consiglio direttivo: Diletta Frosetti, Paola Cateni, Alice Monaldi, Rossella Lunardi, Massimiliano Buracchi e Manila Cappelli.

«Il nostro è un gruppo unito – aggiunge Guidi – Qui non ci sono dipendenti, ma soltanto volontari. Sono loro che riescono a garantire il servizio d’emergenza dal lunedì al sabato, dalle 20 fino alla mezzanotte. Così come quello di protezione civile. C’eravamo quando naufragò la Costa Concordia. Il telefono squillò alle 3, 30 e un’ora dopo eravamo già in viaggio verso Porto Santo Stefano. Portammo il nostro carrello per le bevande calde e demmo ristoro ai naufraghi».

Ad oggi, la Misericordia di Gello è formata da più di un centinaio di volontari e può anche contare su una decina di mezzi a disposizione. Mentre parliamo, arriva Tina (così l’hanno chiamata), una gazza ladra che segue i volontari a ogni passo. «Lei è la nostra mascotte», sorride il presidente, mentre si posa sullo sportello aperto di un Fiat Doblò, lasciandosi accarezzare da quella che, per lei, è una famiglia adottiva. Un po’come la Misericordia di Gello lo è per i volontari.

«Ho cominciato a fare volontariato sei anni fa – racconta Matteo Urati, 21 anni – dando una mano alle feste del paese. Poi sono rimasto. Un’esperienza che consiglio a tutti».

La pensa così anche Cinzia Torracchi, 56 anni. «Sono qui da 13 anni – spiega – sentivo il bisogno di aiutare il prossimo ed eccomi qua».

«È vero che aiutiamo gli altri – conclude Maurizio Breschi, 65 anni – ma al tempo stesso aiutiamo anche noi stessi. Perché fare volontariato dà soddisfazione e, soprattutto, ci rende persone migliori». –

Martina Trivigno

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