Gioco
«L’agricoltura non è un settore vecchio anzi, può dare opportunità a tanti giovani»
Luca Daddi
Simone Ciampoli, 49 anni, fiorentino, laureato in scienze e tecnologie agrarie, dal 2016 è direttore di Coldiretti Firenze, Prato e Pistoia, dopo analoghi incarichi svolti in diverse federazioni provinciali e regionali di Coldiretti, dal Nord al Sud Italia. Con lui abbiamo fatto il punto sull’andamento del settore a Pistoia.
Dottor Ciampoli, partiamo dal vivaismo che è uno dei motori dell’economia provinciale. La crisi sembra passata, dicono alcuni imprenditori, tanto che si torna anche ad assumere. Condivide questa visione?
«Siamo in una fase di svolta. Abbiamo a Pistoia un tesoro che deve necessariamente mutare, per conservare le sue qualità distintive. Questo nel momento in cui la richiesta di verde è alta, sia in termini di maggior diffusione di alberi nelle zone urbane (e non solo), sia in termini di sostenibilità. Gli obiettivi sono: ulteriore qualificazione della produzione, soddisfacendo la domanda di ecosostenibilità che il mercato richiede, per migliorare la redditività; ottimizzare le dimensioni aziendali, tramite accordi di rete che permettano di migliorare l’efficienza e la produttività aziendale; investimenti coordinati in ricerca applicata per dare spessore scientifico alle innovazioni. Se gli obiettivi sono chiari, ciò che è strategico è il processo che porta a realizzarli: il rischio è di essere troppo frettolosi o troppo lenti. Per garantire la tenuta del sistema, occorre avere molto buon senso. Lo abbiamo fatto finora, ma adesso occorre fare il salto di qualità».
Agricoltura in montagna: quale il ruolo del settore? E soprattutto quali sono le prospettive per i produttori che operano in zone difficili ma non si arrendono?
«Questo è il tema dei temi. Che coinvolge l’assetto demografico non solo in Italia, viste le tendenze a livello mondiale che vedono una sempre maggiore percentuale di persone che vivono nei grandi centri urbani. Favorire la permanenza di cittadini in montagna è utile alla manutenzione del territorio e a decongestionare le città. In questa direzione il ruolo dell’agricoltura è essenziale. Occorre che anche nella futura Pac (Politica agricola comunitaria) venga valorizzato il lavoro di chi produce, preservando il territorio montano. La montagna pistoiese, in linea con le tendenze generali, soffre, ma ci sono tanti segnali buoni che possono innescare dinamiche positive. Come Coldiretti coordiniamo il Pit (Piano integrato territoriale), Alta Montagna Pistoiese, che mette insieme elementi di miglioramento ambientale e di approfondimento delle dinamiche socio-economiche legate all’agricoltura. Un bel progetto che sta dando riscontri».
Giovani e agricoltura: come incentivare il ritorno ai campi? E come far capire che il settore primario può creare occupazione?
«Da un punto di vista culturale abbiamo superato la fase di rigetto dell’agricoltura, come comparto vecchio, oggi il settore primario è ambito da tanti giovani che vogliono fare impresa. Ovviamente, come in tutti i settori in Italia, fare impresa non è facile, ma non mancano prospettive e opportunità. Ricordo che nella manovra finanziaria, come è stato sollecitato dalla Coldiretti, viene reintrodotto per due anni l’esonero contributivo a favore dei giovani agricoltori che si iscriveranno alla gestione previdenziale agricola nel 2020. Un grosso incentivo che invitiamo a cogliere, insieme a quelli che sono contenuti nei bandi regionali, legati al Piano di sviluppo rurale. Inoltre non dobbiamo dimenticare che sono tanti i percorsi formativi per giovani organizzati dalla rete Coldiretti, percorsi che aiutano a strutturare le conoscenze e a valorizzare le idee imprenditoriali».
Sostenibilità in agricoltura: anche questo è un tema centrale. Quali interventi sono necessari perché le buone intenzioni si trasformino in concretezza ed efficacia?
«L’agricoltura è un perno attorno al quale si deve costruire il percorso che riduce l’impatto ambientale delle attività dell’uomo. E deve essere essa stessa generatrice di processi che chiamiamo economia circolare. Una recente analisi di Coldiretti su dati Ambiente Italia ha evidenziato che è salito a 88 miliardi il valore dell’economia circolare in Italia, grazie alla crescita delle attività green che vanno dall’uso degli scarti per la produzione di oggetti alla condivisione di beni e servizi, dalla raccolta differenziata al trattamento dei rifiuti. Oggi con la giusta intuizione e le opportunità offerte dall’innovazione tecnologica possiamo aumentare gli interventi salva clima. Naturalmente il ciclo produttivo aziendale deve essere coerente con le finalità di ridurre l’inquinamento. In questo senso Coldiretti è impegnata a favorire percorsi virtuosi per minimizzare l’utilizzo di input non rinnovabili, a cominciare dall’uso dell’acqua per l’irrigazione. Qui a Pistoia abbiamo fatto un lavoro eccellente, che può essere ancora migliorato. Come pure è calata la quantità di prodotti utilizzati come fertilizzanti e per la riduzione delle piante infestanti».
La rappresentanza del settore agricolo è frammentata: ha ancora senso avere più associazioni di categoria?
«La questione va posta in questi termini: come si rappresenta una categoria di imprese? Dal 1944 Coldiretti porta avanti le esigenze del mondo agricolo. In oltre settant’anni Coldiretti è cambiata, seguendo le mutate esigenze delle aziende, ma rimanendo l’associazione principale in Italia e anche a livello locale. Con una capacità di incidere a tutti i livelli, anche perché Coldiretti negli ultimi vent’anni, creando la rete Campagna Amica, ha spiegato a tutti i cittadini i vantaggi del condividere con gli agricoltori i valori del buon cibo a filiera corta, di cui si conosce l’origine degli ingredienti. Da questo nascono tanti riconoscimenti al settore primario, che danno il giusto peso alla valenza dell’agricoltura. Il nostro metodo è questo, privilegiamo i princìpi di sempre e l’efficacia dell’azione. I metodi li adeguiamo a seconda dei tempi». —
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